Lo ha detto nel corso dell’incontro a tema organizzato dalla rivista ‘La Fonte’. Presente anche il giornalista Rai Domenico Iannacone


TERMOLI. Incontro dedicato alla sanità, in particolare bassomolisana, ieri a Termoli, organizzato dalla rivista ‘La Fonte’ unitamente alla Diocesi di Termoli-Larino nel cinema Sant’Antonio. Un evento voluto per riorganizzare la sanità territoriale e dare risposte ai cittadini di fronte all’inerzia della politica regionale.

Ad aprire i lavori, il vescovo della Diocesi di Termoli-Larino Gianfranco De Luca: “Abbiamo una grande occasione – ha commentato il presule – che viene offerta dai Fondi Pnrr, opportunità di salvezza ma anche l’ultima spiaggia. È un’occasione per il Basso Molise. Con il Pnnr si può pensare al ripotenziamento dell’ospedale e ripotenziamento della rete territoriale”.

Per il vescovo “le ‘Case della Comunità’, chiamate fino ad oggi ‘Case della Salute’, possono essere una risorsa fondamentale per la prevenzione delle malattie e tutelare la salute dell’uomo e dell’ambiente. Ma possono anche ridisegnare, se opportunamente integrate con la rete ospedaliera, un sistema sanitario più virtuoso, sostenibile e vicino al cittadino”.

Presenti alla conferenza: Famiano Crucianelli del Biodistretto, Giovanni Di Pilla dei Centri di riabilitazione Padre Pio, l’avvocato Tina De Michele della Consulta per le disabilità, Bartolomeo Terzano dell’Isde Molise e il giornalista Rai Domenico Iannacone. Tra il pubblico hanno preso parte Vittorino Facciolla e Micaela Fanelli. Per Antonio Di Lalla, il parroco di Larino che ha fondato ‘La Fonte’, “la medicina territoriale è affidata alla buona volontà degli operatori. Noi vogliamo essere propositivi ma non possiamo non denunciare una rete ospedaliera priva delle risorse umane necessarie”.

“Siamo in una fase importante, la fase in cui si deve inquadrare il problema, si devono trovare delle soluzioni adatte al territorio. I fondi sono importanti, ma c’è bisogno di una progettualità – ha spiegato – Iannacone, come relatore. Dove non c’è progetto, i fondi possono fare una cattiva fine; invece siccome la sanità qui ha un problema gravissimo da risolvere, deve essere rifondata proprio nella sua visione globale, c’è bisogno che dietro i primi interventi ci sia il progetto. È chiaro che un territorio fortemente depotenziato per via della natalità e dell’invecchiamento della popolazione, delle distanze, ha bisogno di trovare qualcosa di specifico, ad hoc, legato alle strutture che dovrebbero sorgere sul territorio”.

Nel corso del convegno, Iannacone ha sottolineato di aver vissuto un riavvolgimento del nastro della sua vita professionale. “Mi sono rivisto in Sicilia nell’epoca di Cuffaro e poi mi sono rivisto in Calabria un po’ prima dello scoppio della pandemia. Entra in gioco anche l’idea di nascere in un posto sbagliato e il Molise è un posto che non ha avuto, in 20 anni, uno straccio di progetto sulla sanità. Trecentomila persone, scusate, sono un quartierino di una grande città. Il titolo di questo incontro è ‘Se non ora quando’, io invece direi ‘se non qui, dove’. Spero che entro un anno la gente prenda coscienza di quello che può accadere. Il destino della sanità è nelle nostre mani”.

Da parte de La Fonte è stata anche elaborata una proposta per affrontare l’emergenza sanitaria e, più in generale, per dare un futuro all’organizzazione della sanità pubblica. “Per questo – si legge in una nota – abbiamo sostenuto l’ipotesi dell’ospedale Covid a Larino e la necessità di una forte ed innovativa sanità territoriale. Negli ultimi 20 anni la Regione Molise ha rinunciato a programmare il suo futuro e ha deciso di vivere alla giornata. Questo approccio ha portato disastri in tutti i settori, ma in particolare nel campo della sanità. Abbiamo infatti una medicina territoriale affidata alla buona volontà degli operatori, una scarsa attività di prevenzione, un sistema sanitario che non riesce ad integrarsi con i servizi sociali. Il risultato è una rete ospedaliera priva delle necessarie risorse umane e finanziarie, compromessa anche dall’assenza di una vera sanità territoriale e dalla subalternità agli interessi delle strutture private, che drenano risorse al pubblico in affanno. Su questo disastro organizzativo e funzionale si è abbattuta la pandemia”.

“Con il nostro progetto – concludono da ‘La Fonte’ – abbiamo posto l’accento sul fatto che solo un buon sistema sanitario pubblico può garantire la salute del cittadino come diritto inalienabile. Quel documento, arricchito e sottoscritto da numerose associazioni, è stato inviato al Consiglio regionale che, dopo aver fatto le dovute audizioni nella competente Commissione, lo ha deliberatamente, irresponsabilmente e inopinatamente insabbiato. Le scelte programmatiche e finanziare recentemente adottate dal governo nazionale sono in linea con le proposte da noi precedentemente avanzate al Consiglio regionale del Molise, laddove prevedono la centralità della medicina territoriale e, in particolare, l’attivazione delle Case della Comunità. Ora, infatti, ciascuna Regione è chiamata a dotarsi di un organico progetto di sanità territoriale, da avviare subito e da implementare con gli ulteriori finanziamenti derivanti dal Pnrr”.

 

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