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Inchiesta Covid, il Comitato vittime fa opposizione. Iacovino: “Falsi i dati sui posti letto in Terapia intensiva”

La richiesta degli avvocati al Gip, dopo che la Procura di Campobasso ha chiesto l’archiviazione. Per i legali, i numeri non veritieri comunicati al Ministero della Salute, non ha fatto scattare la Cross, col trasferimento dei pazienti in altre regioni, ed ha inciso sull’indice Rt, di conseguenza sulla colorazione della regione in base alle Fasce di rischio


CAMPOBASSO. Morti per Covid in Molise, i numeri relativi ai posti letto di Terapia intensiva attivi in regione nella fase più dura della pandemia non erano veritieri, sia ai fini dell’avvio della procedura Cross, per il trasferimento dei pazienti gravi in ospedali di altri regione, sia per il calcolo dell’indice di contagio Rt e la conseguente ‘colorazione’ delle regioni, in relazione alle Fasce di rischio sanitario.

Con questa motivazione gli avvocati Vincenzo Iacovino e Andrea Ruggiero, legali del Comitato ‘Verità e dignità vittime Covid’, hanno deciso di fare opposizione alla richiesta di archiviazione, fatta dal procuratore della Repubblica di Campobasso Nicola D’Angelo, nell’inchiesta sulle denunce presentate nel 2020, sia dallo stesso Comitato che da Camilla Caterina, dopo la morte di una paziente, rimasta 30 ore al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso. E che aveva atteso invano il ricovero in Terapia intensiva o il trasferimento con la Cross in un’altra struttura.

Il Comitato, presieduto da Francesco Mancini, ha deciso dunque di non mollare, e in attesa di nominare un consulente di fama nazionale, si prepara a chiedere al Giudice per le indagini preliminari di verificare quanto denunciato in merito alle Terapie intensive.

Tantissimi i passaggi sviscerati in conferenza stampa dai legali, “ho letto pagina per pagina 9 fascicoli di indagine, per circa 3mila pagine”, ha affermato Iacovino.

“Siamo partiti andando ad analizzare il numero dei posti letto di Terapia intensiva Covid – ha specificato l’avvocato – Un totale di 30 posti, è stato detto, di cui 17 posti letto nel pubblico, 6 al Cardarelli, 6 al Veneziale, 5 al San Timoteo, a cui sono stati aggiunti in convenzione i 13 posti letto delle strutture private accreditate, Neuromed e Gemelli Molise. Solo tra gennaio e febbraio 2021 i posti letto sono stati portati prima a 34, poi a 36 e quindi a 39, secondo quanto dichiarato dalla Regione. Ma il Ministero della Salute, dopo le ispezioni dei Nas, ha affermato che il Molise non aveva aumentato la dotazione di posti di Terapia intensiva. Quindi c’è qualcosa che non torna sui dati che sono stati comunicati a Roma e a nostro avviso sono state superate più di una volta le percentuali che avrebbero dovuto far scattare la Cross, che si attiva quando il 30% dei posti di Terapia intensiva sono superati. Cross che invece è risultata assente, o quantomeno applicata raramente”.

I legali del Comitato hanno quindi puntato il dito sulla mancanza in regione di un ospedale Covid. “Il Molise è l’unica regione che non ce l’ha – ha affermato ancora Iacovino – tanto che il Cardarelli nella fase più drammatica della pandemia è diventato ospedale totalmente Covid, con il blocco dei ricoveri nella Terapia intensiva ordinaria, per malattie tempodipendenti o post intervento chirurgici. Interventi anche questi bloccati. Ne è conseguito che alcuni pazienti ricoverati per altre patologie si sono ammalati in ospedale di Covid e alcuni sono anche morti, come evidenziato anche da alcuni medici e operatori sanitari, con reparti chiusi e sanità non garantita”.

I legali del Comitato hanno poi contestato la scelta della Procura di nominare consulenti provenienti dall’ospedale San Pio di Benevento, da cui provenivano i vertici dell’Asrem, a partire dal direttore generale Oreste Florenzano. “Una scelta quantomeno inopportuna”, hanno affermato. Contestata anche la tardiva attivazione dei concorsi per l’assunzione di medici, infermieri e Oss, con le procedure avviate solo nelle ultime settimane.

E se sull’inchiesta relativa alla gestione della Terapia intensiva si registra la richiesta di archiviazione, con l’opposizione del Comitato, altra cosa è l’inchiesta sulle morti sospette dovute al possibile mancato funzionamento dell’impianto di ossigenoterapia del Cardarelli, che invece va avanti. Per accertare se alcuni decessi siano stati dovuti proprio alla carenza di ossigeno che arrivava ai pazienti, come denunciato ancora dal Comitato. E come in alcune drammatiche testimonianze.

“Non ci vediamo in questo pozzo delle nebbie – ha concluso Vincenzo Iacovino – ma aspettiamo che la nebbia si dissolva per consentirci di capire davvero cosa è accaduto. Da parte nostra abbiamo fatto opposizione e attendiamo che il Gip ci convochi e fissi un’udienza, per consentirci di discutere e illustrare quello che abbiamo accertato. Anche se potrebbe anche ratificare l’archiviazione”.

“Lo si deve – ha dichiarato il presidente del Comitato Francesco Mancini – alle persone care, morte anche per le gravi negligenze nella gestione della sanità regionale durante la pandemia”.

Carmen Sepede

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