HomeNotizieCULTURA & SPETTACOLIDacia Maraini: “Pier Paolo Pasolini, il mio amico dolce e anarchico”

Dacia Maraini: “Pier Paolo Pasolini, il mio amico dolce e anarchico”

La nota scrittrice ha partecipato stamattina ad uno degli eventi che l’Università del Molise ha dedicato al grande scrittore, poeta e uomo d’arte per i 100 anni dalla nascita.


In occasione dei 100 anni dalla nascita di Pier Paolo Pasolini, e nell’ambito di una due giorni di eventi, l’Università del Molise ha ospitato questa mattina il contributo prezioso della scrittrice Dacia Maraini, amica e ‘confidente’ del grande scrittore, poeta, sceneggiatore e attore che ha illuminato la cultura del Novecento.

‘Costretta’ a un intervento non in presenza, a causa di un problema di salute, Dacia Maraini ha offerto un ricordo di straordinaria presa di Pasolini, un racconto pieno di ricordi e di aneddoti, molti dei quali raccolti nel libro in forma epistolare dal titolo ‘Caro Pier Paolo’.

Una visione diretta di parte della vita di Pasolini, scandita dalla corrispondenza epistolare, intrisa di umanità e delicatezza, qualità proprie di Pasolini, riservate spesso agli amici più stretti. “Era una persona garbata e dolce” ha spiegato la Maraini: quello che si poteva intuire leggendo i suoi scritti ma non l’immagine che forse l’Italia si era fatta di lui, limitandosi a osservare l’uomo sempre così diretto e per niente incline al ‘conformismo intellettuale’. Un Pasolini che era contro le manifestazioni di potere, le prevaricazioni, pronto a difendere i diritti degli ultimi della società.

“La sua grandezza  – ha detto la scrittrice – è l’insieme di quelle idee accompagnate da una testimonianza carnale, talmente viva che anche persone che non hanno mai letto un suo libro ne restano impressionate”. Questione di coerenza e di emotività, sensibilità vera che ha messo a disposizione del prossimo.

La Maraini ha evidenziato il legame vitale di Pasolini con la cultura contadina, in una visione del mondo che lo portava a prendere posizioni a volte rigide nei confronti di un mondo imborghesito, che da quella cultura rurale, per lu sacra, aveva preso le distanze. “In questo lui era anarchico, non era comunista, anzi si riferiva più alle parole di Cristo. Lui non parlava di classi, ma di umili: lo attiravano la povertà, la genuinità e appunto gli umili, aspetti che cercava in un’Italia per lui ormai corrotta.

Per questo abbiamo viaggiato tanto in Africa: è lì che Pasolini cercava quello che in Italia non trovava più. Nei suoi libri, nella sua pittura, nelle sue poesia – ha concluso l’autrice di ‘Bagheria’ e ‘La grande festa’, troviamo proprio questo messaggio”. Messaggio universale che vivrà a lungo, ben oltre il brutale assassinio che il 2 novembre del 1975 lo ha strappato via alla nostra cultura più nobile e autentica.

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