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Seguire le passioni per superare i problemi: la ‘ricetta’ di Velasco per centrare gli obiettivi

Il noto allenatore di pallavolo ha incontrato gli studenti all’Unimol, dove ha tenuto una ‘lectio magistralis’


di Camillo Pizzi

CAMPOBASSO. “Seguite le vostre passioni perché così è più facile superare i problemi e raggiungere gli obiettivi”. È il consiglio che Julio Velasco ha dato questa mattina a Campobasso a studenti, docenti e a tutti coloro che hanno riempito l’Aula Magna dell’Università degli Studi del Molise per la ‘lectio magistralis’ sul ruolo del laureato in scienze motorie nel mondo dello sport.

Velasco, 70 anni, nato in Argentina, ma naturalizzato italiano vivendo nel nostro Paese da ormai 40 anni, da allenatore di pallavolo ha vinto tutto quanto c’era da vincere (tranne l’oro olimpico, purtroppo) in campo nazionale (soprattutto con la Panini Modena) e in campo internazionale, costruendo e guidando quella che sarebbe diventata la “generazione dei fenomeni”, il gruppo di formidabili giocatori (Cantagalli, Lucchetta, Bernardi, Tofoli, Giani, il molisano Gravina, solo per citarne alcuni), le cui imprese sono da esempio per intere generazioni.

Un momento dell’incontro

In Argentina si era iscritto alla facoltà di filosofia, ma il golpe politico lo aveva costretto ad abbandonare gli studi per poi iscriversi, successivamente, all’Isef (la ‘vecchia’ facoltà di Scienze Motorie) dove ha cominciato a giocare a pallavolo e ad allenare i ragazzini. Proprio il connubio tra la filosofia e la passione per lo sport hanno aiutato Velasco a diventare un personaggio a 360 gradi, che ha avuto anche esperienze dirigenziali nel mondo del calcio (con Lazio e Inter), sempre piacevole da ascoltare e che ora lavora a stretto contatto con i giovani, essendo il direttore tecnico del settore giovanile della Federazione Italiana Pallavolo.

E Velasco non ha lesinato consigli a studenti e docenti. “La didattica non può essere assolutamente considerata una scienza. Perché il concetto di scienza è molto somigliante a quello di verità. A me piace, invece, parlare di arte della didattica, arte dell’insegnamento, anche e soprattutto nello sport. Prendiamo, ad esempio, ciò che prova un giocatore quando una cosa non gli viene bene. Questa esperienza – ha spiegato il coach – la devono provare tutti gli allenatori e gli insegnanti di Scienze Motorie: più forte è il giocatore e maggiore è la sua frustrazione, perché non ha gli anticorpi alla frustrazione; al contrario del giocatore meno bravo che ha sempre dovuto lottare per emergere. Per cui se l’altro non riesce a fare un esercizio o a capire un concetto, è qui che deve entrare in gioco l’arte della didattica che deve adattarsi al singolo che riceve le informazioni. Non esistono le cose facili e le cose difficili: ci sono cose facili per uno, ma che possono essere difficili per un altro individuo. Un consiglio vorrei dare ai docenti: quando uno studente non riesce a fare un esercizio, provate voi stessi a fare qualcosa che non sapete fare e solo così capirete il disagio di quello studente e sarete in grado di aiutarlo”.

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