Ospiti della sezione regionale dell’Istituto italiano dei Castelli, hanno visitato diversi siti e manieri della regione. Da Venafro a Gambatesa, fino a Pietrabbondante e Staffoli, oggi. Nel pomeriggio saranno a Monteroduni e Macchia d’Isernia. E ancora Larino, Termoli e Campobasso. Ieri l’unica nota stonata. Il Presidente Franco Valente: “Solo il Ministero dei Beni Culturali non sa che in primavera cresce l’erba. Eppure ora c’è un direttore del Parco archeologico”


di Maurizio Cavaliere

Una delegazione di 50 appassionati di castelli e di storia, provenienti da tutta l’Italia, sta visitando il Molise da mercoledì scorso. Sono ospiti dell’Istituto Italiano dei Castelli, che stanno scoprendo un patrimonio di immenso valore, in particolare quello castellano. L’intuizione è stata del Presidente nazionale Fabio Pignatelli che da mesi ha voluto questo viaggio esplorativo alla scoperta di un Molise che non ti aspetti.

Nella primo giorno di tour molisano, gli ospiti sono rimasti piacevolmente colpiti dal Castello Pandone di Venafro e dalla chiesa dell’Annunziata, poi in serata hanno visitato la dimora ‘del Prete’ di Belmonte sempre a Venafro.

Mentre oggi il gruppo, guidato dai soci della sezione molisana dell’Istituto dei Castelli, di cui è Presidente l’architetto Franco Valente, ha potuto ammirare la bellezza del teatro italico di Pietrabbondante. Alle 13 il

pranzo alla Masseria fortificata dell’Azienda Selvaggi, al bivio di Staffoli, dopo di che visiteranno il castello di Macchia d’Isernia e il ‘Pignatelli’ a Monteroduni. Tanto altro ancora da vedere, prima del trasferimento di domani a Termoli, Larino e nel pomeriggio a Santa Maria della Strada. Domenica infine, prima della partenza, visiteranno Campobasso e il suo Museo Sannitico.

Il Molise di castelli, palazzi baronali e testimonianze di civiltà passate, ha fatto la sua ottima figura, anche ieri, giovedì, a Gambatesa, per la visita al Castello di Capua, famoso per gli interessanti affreschi rinascimentali e a Riccia per la visita del Castello e a Santa Maria delle Grazie, cappella rinascimentale dei di Capua, in cui è sepolta Costanza di Chiaromonte, ripudiata dal marito Ladislao di Durazzo.

Sempre ieri, nel pomeriggio, l’atteso arrivo ad Altilia dove gli amanti della storia e dei castelli hanno purtroppo osservare non solo le colonne, il foro, il teatro, le porte e il decumano, ma anche, purtroppo, le solite erbacce. La cosa ha fatto insorgere Franco Valente, come è notorio, il quale non lesina mai critiche, in questo caso all’indirizzo del Ministero dei Beni Culturali: “Purtroppo esiste anche un Molise che non ti aspetta oltre a quello che non ti aspetti – scrive in un post il Presidente della Sezione molisana – Anche quest’anno siamo alle solite. Anzi peggio. Perché con grande clamore era stato annunciato che finalmente tutto sarebbe cambiato con l’Istituzione del Parco Archeologico. Se il buongiorno si vede dal mattino, siamo di fronte al buio totale. E’ già notte fonda.

“Nessuno si aspettava che venisse potenziato il numero degli assistenti e dei custodi in pochi mesi. L’incapacità della burocrazia ministeriale è un fatto strutturale – prosegue Valente – Ma che gli uffici periferici del Ministero dei Beni culturali non fossero capaci di scrivere una determina dirigenziale per affidare il sevizio di sfalcio dell’erba è circostanza vergognosa. Siamo al mese di maggio. Credo che tutti sappiano che a primavera l’erba cresce e diventa rigogliosa. Accade tutti gli anni. Si presumeva che accadesse anche quest’anno. Ieri, 5 maggio 2022, l’erba nell’area archeologica di Sepino superava l’altezza del ginocchio. Tutto era sommerso dalle erbacce. Uno spettacolo indecente alla vista dei 50 ospiti dell’Istituto Italiano dei Castelli che da ogni parte d’Italia sono venuti a conoscere la nostra regione.

Nessuno si aspettava che il Direttore del neonato Parco Archeologico di Sepino mettesse un gregge di pecore o una mandria di ‘bovi’ domati per tenere l’erba bassa tra i ruderi dell’insigne città romana, ma tutti ci saremmo aspettati che almeno quest’anno, con un Direttore Generale del Parco Archeologico, almeno l‘erba venisse tagliata” ha concluso Valente.