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Bimbo ingerisce plastica e rischia di morire a tre anni: per i medici era solo la gola arrossata

Il piccolo di Campomarino era stato rimandato a casa dopo un controllo di massima e senza esami diagnostici. La terribile scoperta al Riuniti di Foggia, dov’è stato operato d’urgenza. L’oggetto si era calcificato nei polmoni. La famiglia ha annunciato un esposto nei confronti del San Timoteo


TERMOLI-CAMPOMARINO. Un bimbo di tre anni di Campomarino avrebbe rischiato di morire a causa di un anello di plastica ingerito per sbaglio e calcificato nel polmone. I medici del San Timoteo di Termoli, dopo un controllo di massima senza esami diagnostici, lo avrebbero rimandato a casa sostenendo che le perdite di sangue dalla bocca dipendessero dalla gola scorticata. Sono stati i pediatri dell’ospedale di Bari, alcuni giorni dopo, a intervenire e salvare il piccolo. La storia è stata raccontata a Primonumero dalla madre del bambino, il quale lo scorso 27 aprile avrebbe ingerito un boccone di pane all’olio nel quale era rimasto incastrato l’anellino di bottiglietta di plastica, quello che di norma che si trova tra il collo e il tappo.

“Non so come abbia fatto, forse stava giocherellando con il panino che era sul tavolo e la plastica è finita dentro, ma in ogni caso se avessero sottoposto mio figlio agli accertamenti necessari se ne sarebbero accorti. Invece no, e ha rischiato di morire”, ha spiegato la donna. “Mio marito è riuscito a fargli sputare il boccone dopo avergli praticato la manovra del caso, ma dalla bocca gli usciva sangue a fiotti e ci siamo spaventati da morire”. Al San Timoteo, come detto, i medici lo avrebbero rimandato a casa derubricando la cosa e attribuendo il sangue alla gola scorticata, consigliando di dargli solo cibo freddo. Nei giorni seguenti non ci sono stati miglioramenti, anzi: il bambino avrebbe manifestato occhiaie nere e profonde e respiro irregolare, come se avesse una forte asma. Il pediatra ha consigliato dunque di fare una radiografia toracica, effettuata al Vietri di Larino, dalla quale è emerso che aveva effettivamente ingerito qualcosa. Da lì la decisione di rivolgersi a una struttura fuori regione: l’ospedale Riuniti, a Foggia, dove a differenza di Termoli era possibile effettuare l’endoscopia. Mercoledì scorso il bambino è stato sottoposto agli esami diagnostici, ricoverato con urgenza in pediatria, ed è stato fissato l’intervento chirurgico per la rimozione del corpo estraneo, operazione non semplice: venerdì, al primo tentativo, non è infatti riuscita in quanto l’anellino di plastica si era calcificato nel polmone. Sabato il secondo tentativo, stavolta riuscito: il bimbo ora è fuori pericolo e sta facendo riabilitazione e una terapia antibiotica importante, perché l’infezione era grave.

“Però – conclude la madre – la cosa che mi ha spaventata di più è stato sapere, per bocca dei medici di Foggia, che mio figlio sarebbe potuto morire, anche nel sonno, anche senza altre manifestazioni di malessere al di là di quelle che già presentava. E mi sono chiesta: ma come è possibile che un bimbo così piccolo venga dimesso da un ospedale senza che si escludano altre cause, che si facciano verifiche approfondite, nemmeno i raggi?”.

La famiglia del piccolo ha deciso, quando uscirà dall’ospedale, di presentare un esposto-denuncia nei confronti del San Timoteo di Termoli, per quello che sembrerebbe l’ennesimo caso di malasanità.

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