Sant’Antonio, la fede che non si spezza: in centinaia in processione a Isernia

In chiusura di corteo anche la suggestiva sfilata dei cavalli ‘devoti’. FOTO E VIDEO


ISERNIA. La processione di Sant’Antonio torna a rallegrare le strade di Isernia. A due anni dall’ultima volta, dopo lo stop imposto dalla pandemia a tutti i cortei religiosi, il corteo dedicato al santo di origini portoghesi, amatissimo a Isernia, ha radunato ieri, 13 giugno, centinaia di fedeli, anche da fuori città, giunti apposta nel capoluogo per devozione.

La processione ha osservato il seguente itinerario: dopo la messa delle 18, la statua di Sant’Antonio ha fatto la sua comparsa dalla chiesa di San Francesco, adiacente al Comune, per percorrere quindi piazza Marconi, corso Marcelli, piazza Celestino V, piazza Carducci, via d’Apollonio, via Kennedy, via Sturzo, via De Gasperi, corso Garibaldi, via Patriarca, via XXIV Maggio, via Enrico d’Isernia, piazza Tedeschi, via Ponzio, via Lorusso, piazza Celestino V, vicoli del Codacchio, piazza Cortevecchia, vico Sanfelice, corso Marcelli, piazza Trento e Trieste, vico Marilli, largo Sant’Angelo, corso Marcelli, largo Cappuccini, piazza Marconi, rientro nella Chiesa di san Francesco.

Nel centro storico della città sono state anche allestite le chiesole, i tradizionali altarini dedicati al Santo: un omaggio ad un’antica tradizione quando gli stessi venivano preparati per invocare protezione e raccolto proficuo.

In chiusura di processione, il suggestivo corteo dei cavalli ‘devoti’ della comunità rom, il cui legame con Sant’Antonio è particolarmente radicato. Gli animali sfilano in strada bardati con la foto del santo sul ventre, pane, oggetti dell’antico artigianato locale e prodotti tipici dell’agricoltura molisana. Spighe di grano e peperoncini, alimenti quali filoni o ciambelle di pane (il cosiddetto tortano), sono l’abituale e caratteristico corredo dei quadrupedi che omaggiano Sant’Antonio. Il tortano, in verità, ha un significato tutto particolare, ricollegabile all’antica costumanza di promettere a Sant’Antonio una certa quantità di pane per le persone più povere in cambio della liberazione da mali spirituali o fisici. Ottenuta la grazia, il beneficato deponeva riconoscente nella cassetta del Santo, presente in chiesa, una somma di denaro corrispondente al pane promesso. Un cavallo, quest’anno, recava anche una bandiera di sostegno all’Ucraina per il conflitto bellico con la Russia che ormai si trascina da febbraio.

Un impedibile momento di folclore e partecipazione popolare, oltre che religioso, che vede anche una folta schiera di bambini partecipare per le strade

Foto Pino Manocchio