Dopo le dure dichiarazioni dell’ex governatore, che lo ha attaccato sulle scelte in materia sanitaria e ha annunciato la sua volontà di ricandidarsi alla guida della Regione. Con lo scontro politico tra l’attuale e l’ex presidente comincia di fatto la campagna elettorale


di CARMEN SEPEDE

CAMPOBASSO. “Credo che Michele Iorio abbia bisogno di fare autocritica”.

Il governatore del Molise Donato Toma replica così, senza andar giù duro, alle accuse, quelle invece pesanti, che gli sono state rivolte dall’ex governatore. Iorio che facendo riferimento alla “doppia personalità” lo ha invitato a dimettersi, da commissario alla sanità o da governatore, nell’interesse del Molise. E della sanità molisana.

E che ha bocciato le sue scelte in materia sanitaria, con la proposta di legge approvata ieri dal Consiglio regionale (con i voti dell’opposizione, anche quella interna, e l’astensione del centrodestra) una sorta di contropiano sanitario. Che passa dall’attuazione di un ospedale Dea di secondo livello a Campobasso e di due Dea di primo livello a Isernia e Termoli, con Agnone ospedale di area disagiata e nuovo ruolo per i presìdi di Venafro e Larino.

“Evidentemente Iorio mi vede come un ostacolo – le parole di Toma – invece non ha capito che dobbiamo remare tutti nella stessa direzione, nell’interesse del Molise e dei molisani, che non si fanno certo ingannare da queste cose e che alle prossime elezioni sapranno come scegliere”.

Una linea della diplomazia, quella scelta dal governatore, che ha già più volte annunciato la volontà di presentarsi per il secondo mandato, malgrado le resistenze intestine alla coalizione. E che pur provocato da quello che si presenta già come un suo avversario nella lotta alle investiture – oggi Iorio ha annunciato di volersi ricandidare a presidente della Regione, nel centrodestra e puntando al supporto dell’area civica – segue la via della prudenza. Che passa dal parlare il minimo indispensabile.

Pensa che Iorio quattro anni fa avrebbe voluto essere candidato governatore al suo posto? “E perché? Anche lui, insieme agli altri, mi aveva chiesto di candidarmi”, questo il massimo della risposta di Toma. Che si rifugia dietro un “no comment” anche sull’esito del voto di ieri in Consiglio regionale. Su quella che è stata definita una sfiducia politica nei suoi confronti. Visto che la ‘legge Iorio‘ è stata approvata con 11 voti favorevoli, gli 8 di minoranza allargati ai sì di Iorio, Aida Romagnuolo e dell’assessore Calenda, i 7 voti di astensione – che pesano non poco – dei consiglieri di maggioranza presenti in aula.

“Aspettiamo la norma, se è contraria al piano di rientro dal deficit sanitario scatta una procedura specifica”. Per ottenere che venga dichiarata inapplicabile. L’altra ipotesi, di cui pure si è parlato, è l’impugnativa da parte del Governo alla Corte Costituzionale. Iter tutto da accertare.