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Sport e soprannomi: la nascita di un nomignolo

Oggi nel mondo degli eSport è normale conoscere gli atleti più per i loro nickname, ossia gli identificativi che scelgono in gioco, che per i loro nomi reali: n0tail, uno dei più vincenti videogiocatori di Dota 2, è il danese Johan Sundstein, l’americano Jonathan Wandel è Fatal1ty e Moon, ben noto alla community di Warcraft 3, è il sudcoreano Jang Jae-Ho. L’elenco, che sarebbe ancora lungo, potrebbe portare a chiedersi come nello sport nascano e si affermino i soprannomi. Se nel caso dei nickname la scelta è operata dal singolo sportivo, per motivi talvolta insondabili, va rilevato come quella del nomignolo non sia certamente un’esclusiva del mondo degli eSport, anzi: da sempre, nei più diversi sport, agli atleti vengono assegnati dei soprannomi, per i motivi più disparati.

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In alcuni casi si tratta di motivi che non è esagerato definire culturali, come ampiamente dimostrato da qualsiasi sportivo sudamericano. In Brasile è spesso una questione di comodità: i nomi portoghesi, particolarmente lunghi, vengono comunemente accorciati per una questione di praticità. Ronaldo Luís Nazário de Lima quindi divenne semplicemente Ronaldo, Adriano Leite Ribeiro è noto solo come Adriano, e l’attuale capitano della nazionale di pallavolo Bruninho risponde in realtà al nome completo di Bruno Mossa de Rezende. In Argentina, invece, è una questione culturale a tutti gli effetti: è prassi infatti assegnare soprannomi sulla base di caratteristiche fisiche o atletiche. Se Javier Saviola era El Conejo, il coniglio, per i denti sporgenti, e Juan Riquelme era El Mudo, il muto, per la sua indole silenziosa e introversa, Hernan Crespo era El Valdanito per la somiglianza con Jorge Valdano.

In altri casi invece il soprannome nasce per indicare la provenienza da una determinata regione: Juninho Pernambucano, al secolo Antônio Augusto Ribeiro Reis Júnior, deve il soprannome alla regione natale di Pernambuco; a Ronaldo de Assis Moreira invece, pur meglio noto come Ronaldinho, ci si riferiva anche come Gaúcho: un riferimento al Rio Grande do Sul, stato di nascita del campione. Guardando ad altri sport, chiunque si sia mai cimentato in una mano online a poker avrà avuto occasione di imbattersi in alcuni dei nomi più famosi di quello che, nato come passatempo, è oggi ormai un vero e proprio sport competitivo soprattutto nella sua moderna veste digitale: Minneapolis Meehan, Texas Doyle e Miami Cernuto sono solo alcuni fra i pokeristi americani che vengono associati dal soprannome alla loro zona o città di provenienza.

Altre volte il soprannome è una questione di famiglia, tramandato di padre in figlio. Basti pensare a Juan Sebastián Verón, noto come La Brujita dopo che il padre si guadagnò il soprannome di La Bruja, o a Giovanni Pablo Simeone, attuale protagonista di calciomercato e il cui soprannome, El Cholito, deriva da quello del padre, El Cholo. Anche Gonzalo Higuaín deve il soprannome di El Pipita a quello del padre, al quale fu affibbiato il nomignolo di El Pipa per un naso particolarmente pronunciato.

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Infine, ci sono i casi nei quali il soprannome nasce da un qualche aneddoto, talvolta misterioso e altre volte legato a episodi più coloriti: Julio Cruz, per esempio, per tutta la sua carriera è stato El Jardinero, il giardiniere. Leggenda vuole che tale nomignolo gli sia stato dato perché si dedicava anche alla manutenzione del terreno di gioco del Banfield, squadra che lo fece esordire; il diretto interessato invece ritiene d’essere stato così soprannominato perché con alcuni coetanei si tratteneva a giocare dopo gli allenamenti nei pressi di un tosaerba. Invece Valentino Rossi deve il suo soprannome, The Doctor, alla sua cerchia di amici, che in tal modo si riferivano alla sua capacità di “fare diagnosi” ai mezzi con i quali di volta in volta aveva a che fare. E se Dries Mertens è noto come Ciro grazie al gestore di un bowling, che nel monitor dei punteggi rinominava così il belga per tutelarne l’anonimato, Larry Johnson era soprannominato Grandmama per una pubblicità. Nei primi anni ’90 infatti il cestista divenne il volto di uno spot della Converse, nel quale impersonava un’anziana signora che giocava a pallacanestro: il personaggio, apparso anche nella famosa sitcom Otto Sotto Un Tetto, divenne talmente iconico da trasformarsi in breve nel soprannome di Johnson.

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