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Gas, taglio forniture dalla Russia: sale l’allarme. Ecco cosa accade a famiglie e imprese

Il governo valuta l’ipotesi di alzare il livello di crisi del sistema di gas nazionale, da preallarme ad allarme quale misura precauzionale


Non è ancora chiaro se la riduzione dei flussi dai gasdotti russi sia provvisoria o strutturale, ma il governo italiano non può farsi trovare impreparato. Ecco perché, in via precauzionale, si valuta l’ipotesi di alzare il livello di crisi del sistema di gas nazionale, da preallarme ad allarme. Tale ‘salto’ di soglia – spiega Il Corriere della Sera – potrebbe essere deciso direttamente dal ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, come prevede una recente norma approvata dal Consiglio dei ministri. Oppure stabilito collegialmente dal Comitato di emergenza sul gas che si riunirà martedì. In caso di passaggio alla soglia di allerta superiore, i flussi di gas saranno sottoposti a monitoraggio più stretto e sarà attivato uno scambio di informazioni continuo. Questo anche in considerazione del fatto – si legge – che siamo al di sotto della quota di riempimento degli stoccaggi rispetto all’anno scorso e dunque l’Eni sta accelerando. Siamo al 54%, entro settembre dobbiamo raggiungere il 90% per garantirci un inverno tranquillo quando la domanda di gas sale per effetto dell’uso del metano per i riscaldamenti.

Al livello di allarme – si apprende – Eni e altri operatori possono “aumentare le importazioni, utilizzando la flessibilità dei contratti in essere”; “ridurre la domanda di gas derivante da contratti interrompibili di natura commerciale”; “impiegare combustibili di sostituzione alternativi negli impianti industriali”. Il ministero della Transizione può chiedere a Snam di “attivare i contratti eventualmente stipulati per la riduzione della domanda gas, basati sulle misure di contenimento volontario della domanda da parte dei clienti finali industriali”. Non è però possibile procedere a razionamenti, cioè i tagli di fornitura alle centrali elettriche e alle industrie e l’utilizzo delle riserve strategiche, che ammontano a 4,6 miliardi di metri cubi. Esclusi anche i limiti per le caldaie. Misure che si attiverebbero solo con lo stato di emergenza.

Chi fa parte del comitato di emergenza sul gas? I membri di diritto del Comitato sono il direttore generale Infrastrutture e sicurezza del ministero della Transizione ecologica che svolge la funzione di presidente. Con lui rappresentanti di Terna, Snam, Eni, Edison, Italgas e delle società che hanno in gestione i tre rigassificatori.

Infine, il Corsera spiega altresì il motivo per il quale resta alta la domanda di gas anche in estate. Tutto è riconducibile alla “complessità di questo anno termico”, nel senso che essedo caduta poca pioggia, l’idroelettrico – come fonte energetica – sta procedendo a scartamento ridotto. Pertanto, si compensa con un maggior utilizzo del gas per generare elettricità.

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