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Economia, la guerra in Ucraina frena la ripresa del Molise messo in ginocchio dalla pandemia

Pesano le tensioni nei mercati delle materie prime e dei semilavorati, con effetti sui tempi e sui costi di produzione delle imprese e sulla spesa energetica delle famiglie. Il rapporto di Bankitalia


CAMPOBASSO. Dopo due anni complicati a causa del Covid, l’attività economica molisana è tornata a crescere. Una ripresa rapida frenata però dalle conseguenze dello scoppio della guerra in Ucraina. Questo in estrema sintesi quanto emerge dal rapporto annuale sull’economia stilato dalla Banca d’Italia e presentato oggi a Campobasso.

“Nel corso del 2021 l’attività economica in Molise è tornata a crescere – evidenzia Bankitalia – dopo la marcata flessione dovuta all’insorgere della pandemia, beneficiando come nel resto del Paese del progredire della campagna vaccinale, dell’allentamento delle misure per il contenimento dei contagi e del miglioramento del clima di fiducia. La rapidità della ripresa si è tuttavia accompagnata, nella seconda parte dell’anno, all’emergere di tensioni nei mercati delle materie prime e dei semilavorati, con effetti sui tempi e sui costi di produzione delle imprese e sulla spesa energetica delle famiglie. Lo scoppio del conflitto in Ucraina lo scorso febbraio ha prodotto un inasprimento di tali tensioni, generando significativi rischi al ribasso per la crescita”.

L’aumento del prodotto interno lordo stimato da Prometeia per il 2021 è stato del 5,9 per cento, analogo a quello del Mezzogiorno ma inferiore alla media nazionale; vi ha contribuito l’espansione della domanda interna e la prosecuzione della crescita delle esportazioni, trainate dal comparto automobilistico e dal recupero delle vendite estere dei prodotti chimici. Secondo nostre stime, le spinte al rialzo sui prezzi alla produzione nel corso della ripresa sono state rilevanti anche in Molise, sebbene più contenute rispetto al Paese.

LE IMPRESE. L’attività industriale ha più che recuperato la forte riduzione riportata nella prima fase della crisi pandemica. Tra le aziende rilevate dall’indagine della Banca d’Italia sono nettamente prevalse quelle che hanno accresciuto il fatturato e la spesa per investimenti; sulle previsioni a breve termine pesa tuttavia l’acuirsi delle tensioni nelle catene di approvvigionamento, con diffuse aspettative di un nuovo calo dei livelli di attività e investimento. Nel settore edile l’utilizzo degli incentivi fiscali e l’espansione del mercato immobiliare hanno contribuito a sostenere le ore lavorate e il valore aggiunto al di sopra dei livelli precedenti la pandemia, nonostante i rincari energetici e le difficoltà di reperimento di semilavorati. Nel terziario, le attività commerciali e turistiche, fortemente penalizzate dall’emergenza sanitaria, sono tornate a crescere sensibilmente, grazie alla ripresa dei consumi delle famiglie, alla riduzione dei contagi e all’allentamento delle limitazioni alla mobilità delle persone.

La redditività è tornata a migliorare dopo la flessione dovuta allo scoppio della crisi pandemica, sia pure sensibilmente mitigata dalle misure pubbliche di sostegno; nel corso dell’anno le imprese hanno gradualmente abbandonato le moratorie mentre è ancora cresciuto il ricorso alle garanzie pubbliche, favorendo il proseguimento dell’espansione del credito.

IL MERCATO DEL LAVORO E LE FAMIGLIE. Il mercato del lavoro ha beneficiato solo in parte della ripresa dell’attività produttiva, con un’ulteriore riduzione del numero di occupati, seppure in rallentamento rispetto all’anno precedente. Tale andamento, su cui ha influito anche il persistente calo demografico, è stato più intenso per i lavoratori autonomi, che assumono un peso sull’occupazione complessiva maggiore rispetto al Paese, e per le donne, i cui livelli occupazionali risentono anche della bassa partecipazione al mercato del lavoro. Nel settore privato non agricolo le assunzioni di lavoratori dipendenti sono tornate a crescere ma solo per i contratti a tempo determinato e su livelli ancora inferiori a quelli del 2019; le cessazioni di posizioni lavorative sono rimaste molto contenute, con un conseguente aumento delle attivazioni nette su valori ampiamente positivi. Il ricorso agli ammortizzatori sociali si è ridotto rispetto all’anno precedente, pur rimanendo storicamente elevato.

Il reddito disponibile ha ripreso a crescere ma con minore intensità rispetto alla media italiana. Il recupero, ancora parziale, dei consumi ha beneficiato del sensibile miglioramento della fiducia nel corso del 2021 ed è stato in parte finanziato dalla ripresa del credito; tuttavia, nel nuovo contesto condizionato dagli effetti dei rincari energetici e dalle conseguenze economiche del conflitto in Ucraina, il clima di fiducia ha mostrato un marcato peggioramento, con significativi rischi di un rallentamento dei consumi per l’anno in corso. Gli acquisti di immobili residenziali sono cresciuti sensibilmente, sospinti anche dalle condizioni di offerta ancora favorevoli dei mutui ipotecari, il cui incremento ha interessato in misura significativa anche i più giovani.

IL MERCATO DEL CREDITO. Come nel resto del Paese, è proseguita anche in Molise la riorganizzazione dei canali distributivi delle banche, con un ridimensionamento ulteriore della rete di sportelli e una contestuale crescita dell’utilizzo dei servizi online, in accelerazione nel corso della pandemia. L’espansione del credito in regione si è ancora rafforzata, sostenuta dalla ripresa del credito alle famiglie e dalla prosecuzione della crescita dei prestiti alle imprese.

La rischiosità del credito alle imprese percepita dagli intermediari, in aumento con lo scoppio della pandemia, non ha mostrato nel 2021 ulteriori peggioramenti; è inoltre proseguita la diminuzione del peso dei prestiti alle aziende a rischio più elevato, cui ha contribuito l’ingresso nel mercato del credito di imprese con bassi livelli di rischio, favorito dal ricorso alle garanzie pubbliche. I nuovi crediti deteriorati sono tuttavia lievemente saliti, a causa delle difficoltà finanziarie di un numero limitato di aziende.

La raccolta bancaria ha ancora beneficiato dall’intensa crescita dei depositi di famiglie e imprese, sebbene in rallentamento rispetto all’anno precedente, in connessione con la ripresa di consumi e investimenti.

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