HomeNotizieCRONACAOmicidio Micatrotta, De Vivo resta in carcere: respinta la richiesta di domiciliari

Omicidio Micatrotta, De Vivo resta in carcere: respinta la richiesta di domiciliari

L’istanza presentata dal legale dell’uomo accusato di aver ucciso, la notte di Natale, il geometra di Campobasso con una coltellata alla gola. Attesa per gli ultimi accertamenti, mentre emergono altri dettagli sui rilievi svolti dal Ris di Roma


CAMPOBASSO. Omicidio Micatrotta, Gianni De Vivo resta in carcere. Respinta la richiesta degli arresti domiciliari, o di una misura meno afflittiva rispetto alla detenzione nel penitenziario di via Cavour, presentata dai legali del 37enne accusato di aver ucciso, la notte di Natale, il geometra 38enne con una coltellata alla gola.

A inoltrare l’istanza l’avvocato di De Vivo, Mariano Prencipe. “L’istanza è stata respinta perché non sarebbero stati completati tutti gli accertamenti – ha commentato il legale – ma le indagini sono ferme e stiamo pensando di presentare appello”.

Posizione espressa a distanza di qualche settimana dal deposito della relazione dei Ris di Roma e dalle prime anticipazioni sugli accertamenti svolti dai carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche, che da indiscrezioni non confermerebbe la versione dei fatti fornita da De Vivo nell’interrogatorio.

Dai rilievi sarebbe emersa la presenza di tracce di cocaina su tutti e quattro i cellulari sequestrati, quello della vittima, quello dell’accoltellatore, e quello dei due uomini che erano con Micatrotta la notte di Natale. Non sarebbero state invece trovate tracce di sangue, elemento questo inaspettato, sugli abiti di De Vivo, così come sul coltello che ha reciso la carotide del povero Cristian, morto per dissanguamento.

Un’indagine per la quale sono stati chiamati in campo super periti: il generale Luciano Garofano, consulente di De Vivo, la genetista Marina Baldi e il criminologo Nicola Caprioli, consulenti della famiglia Micatrotta. Più i periti informatici chiamati a svolgere gli accertamenti sui cellulari, che affiancano i legali Mariano Prencipe, che difende De Vivo, e Fabio Albino e Domenico Fiorda, avvocati di Micatrotta.

Una lite scatenata per una storia di droga – c’è anche un indagato per rissa – finita nella maniera più tragica possibile. Con la morte di Cristian. Che ha sconvolto una città e straziato la famiglia.

C.S.

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