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La valorizzazione della tradizione vitivinicola molisana passa dalla scuola: nasce ‘L’Enoteca di Federico’

Un progetto dell’Istituto alberghiero ‘Federico di Svevia’ di Termoli, nell’ambito del Progetto ScuoLab della Regione Molise


TERMOLI. La valorizzazione della tradizione vitivinicola molisana passa dalla scuola. All’Istituto alberghiero ‘Federico di Svevia’ di Termoli, nell’ambito del Progetto ScuoLab della Regione Molise è nata una sala laboratorio dedicata al vino: ‘L’Enoteca di Federico’.

“I 20mila euro spesi a valere sul Fondo di Sviluppo e Coesione, Patto per lo Sviluppo del Molise, valorizzano il vino, la viticoltura, l’enogastronomia – ha spiegato il dirigente scolastico Maria Chimisso – I nostri partner, Onav Molise, Cantine Cipressi, D’Uva, San Zenone, Aziende Colantuono di Frosolone e Florio di Montecilfone, Federazione Fipgc, Associazione Molise Gourmet, hanno condiviso con noi un’idea precisa di eccellenza regionale, che passa anche attraverso l’istituto alberghiero di Termoli: mettere la scuola al centro, rendendola protagonista nella formazione, per far crescere l’ambiente in cui si opera, senza alcun tornaconto personale”.

“Noi dobbiamo aiutare i giovani a conoscere da vicino il mondo vitivinicolo che da sempre rappresenta un vettore importante dell’economia mondiale, nazionale e molisana! Se la nostra ottica deve essere, e lo è, avere “simpatia” per le future generazioni, il compito che ci assumiamo è la valorizzazione delle professionalità del settore, la promozione di competenze turistiche spendibili sul mercato. Dopo decenni – ha rimarcato ancora – si registra quest’anno in particolare una significativa inversione di tendenza tra domanda di lavoro, molto bassa, e offerta di lavoro, molto alta: tutto il settore turistico, ristorativo e alberghiero  soffre di penuria di personale qualificato: non si trova personale preparato e disponibile”.

“Non entro nel merito delle cause politiche e sociali di tale penuria – ha evidenziato il dirigente scolastico – ma sottolineo che cresce enormemente la forza contrattuale di chi possiede cultura turistica ed enogastronomica. Siamo quindi di fronte ad un passaggio strutturale, che comporta due effetti “pesanti”: il recupero della dignità dei lavoratori del settore, con il contrasto di forme di sfruttamento, lavoro nero ed evasione fiscale, e l’urgenza di formazione di qualità nel settore turistico, nel quale l’improvvisazione e l’onniscienza la fanno ancora da padroni, al punto che tutti si sentono autorizzati a proporre formule magiche per il rilancio del comparto”.

Fatto sta che il segmento in cui si collocano le enoteche afferisce all’indirizzo sala e vendita. Dei due termini il più importante è il secondo: chi governa la sala non è un portatore di piatti, ma un professionista competente nel vendere gusto, bellezza, benessere, perché il cliente ha diritto a lasciare il locale appagato e felice. La ristorazione è oggi un evento esperienziale nel quale il ruolo di governo del successo tocca  al vino quanto e più del cibo. Formare quindi sommelier esperti – ha concluso Maria Chimisso – è l’obiettivo che ci poniamo per i prossimi anni, anche perché lo stipendio medio di un sommelier professionista non è inferiore ai 3.000 euro mensili. Quanto basta per scommetterci”.

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