Amministratore unico della Sea, il Tribunale si pronuncia in favore del Comune: regolare la nomina di Stefania Tomaro

Gli ex componenti del Cda avevano chiesto di annullare il decreto sindacale, chiedendo il risarcimento del danno


CAMPOBASSO. Nomina dell’amministratore unico della Sea Stefania Tomaro, Il Tribunale di Campobasso condannando gli attori al pagamento delle spese di lite, in ordine al contenzioso che si era aperto dopo che Stefania Tomaro era stata chiamata a guidare la municipalizzata.

La vicenda riguardava la richiesta di annullare il decreto del sindaco di Campobasso n. 31/2019 per violazione di legge, decreto con il quale si era proceduto a nominare, alla scadenza dell’incarico accettato dai precedenti consiglieri ovvero il 31.12.2029 (ed accettato espressamente dagli stessi, salvo poi rivendicare una durata triennale), l’avvocato Tomaro ad amministratore unico della Sea

Una decisione, hanno fatto sapere da Palazzo San Giorgio, coerente con il programma elettorale e con gli atti conseguenziali, ovvero la delibera di giunta 271/2019 con la quale si era indetta procedura pubblica volta all’individuazione dell’amministratore unico, ovvero la decisione di eliminare il consiglio di amministrazione (organo collegiale) per avere un organo monocratico, con riduzione della spesa.

Gli attori, ovvero l’ex presidente del CdA Gianfranco Spensieri e i due consiglieri Enza Iannetta e Sandro Addona, chiedevano, in subordine, di accertare comunque che il decreto di nuova nomina (e quindi di revoca degli incarichi sebbene scaduti proprio il 31.12.2019) non fosse supportato da “giusta causa” e quindi di vedere condannato il Comune di Campobasso e/o la Sea s.p.a. ad un risarcimento del danno, rispettivamente di 56.000 e di 36.800 euro per i due consiglieri, per un totale di 129.600 euro, ovvero il compenso che i consiglieri avrebbero percepito se avessero continuato a ricoprire la carica non già fino al 31.12.2019, come accettato in sede di nomina, ma per un triennio.

Il Tribunale di Campobasso li ha dunque condannati alle spese di lite, per intero nei confronti del Comune e per 2/3 nei confronti della Sea, per un totale di oltre 12.000 euro, ritenendo dunque “infondate le censure verso il decreto del sindaco Gravina n. 31/2019, con conseguente rigetto anche delle domande risarcitorie avanzate”.