Depositate lo scorso 11 luglio le risultanze dell’esame sul corpo della 36enne originaria di Cerro a Volturno ma residente a Frosinone, assassinata dall’ex e conterraneo Pietro Ialongo. Il 23 settembre gli esiti delle perizie sui telefoni e sul Dna


FROSINONE. Il ventricolo destro è stato trafitto da una coltellata e lei è morta dopo una lunga agonia, in un range temporale compreso tra le 20 e le 24 della notte tra il 2 e il 3 maggio scorsi. Questa la principale risultanza dell’esame autoptico effettuato sul corpo di Romina De Cesare, la 36enne originaria di Cerro a Volturno assassinata dal suo ex fidanzato, ancora convivente e conterraneo, Pietro Ialongo nella loro abitazione di Frosinone.

Depositata l’11 luglio scorso, l’autopsia racconta gli ultimi istanti di vita della giovane, escludendo – stando a quanto riferisce Primo Piano Molise – il decesso istantaneo, dopo aver ricevuto 14 fendenti dal suo storico compagno che, forse, non accettava la separazione e che lei si stesse rifacendo una vita accanto ad un’altra persona, una guardia giurata, con cui verosimilmente sarebbe andata a vivere di lì a poco.

Prima della tragedia in quell’appartamento nel cuore della città ciociara sarebbe stata ingaggiata una lite, così come riferito dallo stesso Ialongo, reo-confesso del delitto, e da alcuni vicini di casa cinesi che hanno raccontato, nel corso di un incidente probatorio, di aver sentito rumori sul pianerottolo e di aver sentito pure gridare ma di aver poi pensato che si trattasse di urla provenienti dalla strada.

Il 38enne molisano, secondo la ricostruzione fornita agli inquirenti subito dopo il fermo, al culmine di quel litigio avrebbe messo tentato di strangolare la sua ex, non riuscendoci. E poi, nel timore di una denuncia, avrebbe deciso di finirla con un coltello, colpendola 14 volte, tra il torace, l’addome e il cuore. E l’avrebbe infine lasciata agonizzante a terra, mentre lui fuggiva. Una fuga convulsa la sua, che l’ha portato prima a tentare il suicidio in mare e poi a vagare sulla spiaggia di Sabaudia, dove lo hanno fermato i Carabinieri di Latina.

Il prossimo 23 settembre, alla presenza degli avvocati Danilo Leva – che assiste il papà e il fratello di Romina De Cesare – e Vincenzo Mercolino – che difende Pietro Ialongo, detenuto nel carcere di Frosinone con le accuse di omicidio volontario aggravato dalla coabitazione e di stalking – saranno resi noti gli esiti delle perizie sul traffico telefonico delle due utenze intestate a Romina e Pietro e sugli esami di estrapolazione del Dna (affidate ai Ris) dai tessuti repertati sulla vittima e da alcuni oggetti rinvenuti nell’appartamento, con molta probabilità anche dal coltello usato per uccidere.