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Dodici anni fa la morte di Gabriele, la madre: “Il dolore non scalfisce la memoria e l’impegno per le vittime della strada”

In una lettera aperta la toccante testimonianza di Carmen Fichera-Caccavaio


CAMPOBASSO. Sono trascorsi 12 anni dalla tragedia costata la vita a Gabriele Caccavaio, il giovane di Campobasso. La sua mamma, Carmen, ha affidato a una lettera aperta la sua toccante testimonianza. “Il dolore- scrive scalfisce la memoria e l’impegno per le vittime della strada”. Una messa in ricordo di Gabriele sarà celebrata domani, venerdì 5 agosto alle ore 18, nella parrocchia di Sant’Antonio di Padova a Campobasso.

IL TESTO DELLA LETTERA APERTA.

Quanto di più doloroso possa accadere nella vita non lo potremo mai, nemmeno minimamente, immaginare.

La vita scorre nella normalità fino a quando, un giorno, saluti un figlio senza sapere che quella sarà l’ultima volta.

È la vita. Può succedere. E, invece, non dovrebbe accadere, ma avviene.

5 agosto 2010 – 5 agosto 2022

Una data come tante, ma per me quel 5 agosto 2010 ha suggellato per sempre l’inizio di un grande e immenso dolore per la perdita di mio figlio Gabriele.

I giorni che precedono la data che ha trafitto il mio cuore vorrei che trascorressero piano, lentamente. Cancellerei da tutti i calendari quel maledetto 5 agosto di ogni anno. Vorrei ma purtroppo non si può. La mia mente, ogni anno, con freddezza, mi fa rivivere i giorni precedenti quella data. Perché come è stato il “prima” è impossibile dimenticare!

Un giovedì di piena estate, della settimana che precede il ferragosto, alle 17,50 circa, il destino ha deciso che mio figlio doveva trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato.

E quel ‘prima’ lo ha vissuto una famiglia serena composta da marito, moglie e due figli: sono loro la proiezione del futuro, costruito insieme al presente.

La quotidianità è fatta di giornate serene che può vivere un nucleo familiare come tanti: lontano anni luce da quello che la vita gli sta preparando.

I giornali, i tg, quotidianamente, riportano la notizia di incidenti stradali, ormai all’ordine del giorno. Notizie che addolorano, ma non possono appartenere se non si è protagonisti principali.

Si scrive “mi dispiace” oppure “condoglianze alla famiglia”: parole dette col cuore sicuramente, ma quasi con partecipazione distante da ciò che accade a una famiglia che, da un momento a un altro, si troverà costretta a vivere una vita parallela.

Non nascondo che anche io, prima della scomparsa di mio figlio, se apprendevo della morte di giovani sulla strada pensavo “mamma mia, poveri ragazzi”. Il mio pensiero era rivolto alle famiglie, ma quasi sentivo la mia di famiglia al ‘riparo’ da quelle che vengono definite ‘disgrazie’.

I miei figli sono stati sempre prudenti al volante, consapevoli del rispetto del Codice della Strada e soprattutto della vita umana, propria e degli altri.

Accade però che una mattina di piena estate, quando il sole promette giorni caldi e felici, quando le serate sono fresche e chiassose, un ragazzo di nome Gabriele esce da casa come sempre sorridente, ma ignaro che quello sarebbe stato il suo ultimo giorno.

Alle 17,50 circa di quel pomeriggio di agosto il sole ha continuato a scaldare il cuore di tutti ad eccezione del nostro!

Signora, lei è la mamma? c’è stato un incidente, Gabriele è morto!”. La terribile ‘notizia’ mi è stata data da un militare di Campobasso alle 20,30. A quell’ora in tanti avevano già saputo dell’incidente e della morte di mio figlio.

Non ancora noi.

Non riesco a non pensare che mio marito ed io eravamo usciti per prenotare un ristorante per festeggiare il mio compleanno. Avevamo in mente anche di andare a fare una passeggiata per il corso. Noi a passeggio quando in città si parlava già della morte di nostro figlio. Assurdo e inaccettabile.

Ma davvero si può sottovalutare che le famiglie debbano essere le prime a essere informate?

Prima delle foto sui giornali o delle immagini alla televisione?

Si purtroppo accade.

È successo a noi e mi auguro non debba mai più accadere a nessuno.

Quella sera aspettavamo il rientro di Gabriele a casa, come aveva promesso.

Ma quella sera, invece, all’improvviso la mia casa si è riempita di gente. Ricordo ancora, confusamente le parole pronunciate da qualcuno “abbiamo visto le immagini dell’incidente. L’auto ridotta un groviglio di lamiere”.

Dolore su dolore.

E mi chiedo anche perché notizie così terribili le Forze dell’Ordine le diano ancora senza poter essere accompagnati da uno psicologo. Sono momenti che ti cambieranno la vita per sempre. La presenza di tali professionisti potrebbe quantomeno garantire ai familiari presenti un supporto psicologico immediato e, se necessario, anche protratto nel tempo.

Tutto questo anche perché quando vengono rese queste terribili notizie le Forze dell’Ordine non conoscendo le famiglie, non possono certo essere a conoscenza di quello che è lo stato di salute dei familiari delle vittime.

Di quel ‘dopo’ la notizia ricordo molto poco: una casa piena di persone di cui ancora oggi conservo un’immagine sfocata. Persone che avevano appreso della scomparsa di Gabriele prima di noi. Questo no, non posso dimenticarlo.

E poi il lungo iter giudiziario durato dodici anni. Nelle aule dei Tribunali siamo stati sempre presenti, dovevamo esserlo: noi la famiglia di Gabriele.

Sappiamo tutti che i tempi lunghi della giustizia pesano solo sulle spalle delle famiglie delle vittime. Le udienze fissate e rinviate: un calvario che ne è la prova.

Proporrò, in qualità di prossimo referente AIFVS – Associazione Familiari Vittime della Strada – la necessità della presenza del Garante delle Vittime della strada nelle aule dei Tribunali durante le udienze, al fine di tutelate il rispetto che noi, in questi lunghi anni, non abbiamo né visto né sentito.

Sappiamo tutti che nei processi penali ci sono l’imputato e i familiari delle vittime, ma solo chi ha vissuto un dramma come il nostro sa quanto è ingiusta la differenza di trattamento tra i due protagonisti. L’imputato può parlare, è un suo diritto, ma la famiglia deve stare in silenzio: a volte perfino i singhiozzi possono essere ritenuti ‘inopportuni’.

I familiari possono solo ascoltare le tante parole che feriscono e che vanno direttamente al cuore: non importa a nessuno.

Signora, il processo penale è per l’imputato!” mi sono sentita dire da un avvocato. “eh no, avvocato, il processo penale si fa perché c’è una vittima e poi per l’imputato”, ho risposto.

Dopo il dramma, una famiglia vive ‘l’abbandono totale’ e, il ‘dopo equivale alla solitudine’.

Accade che una voragine inghiotta il tempo, lasciando il posto a un vuoto incolmabile in cui risuona l’eco del dolore.

Il sostegno psicologico ai familiari di una vittima della strada dovrebbe essere prioritario e necessario in quanto trattasi di morte violenta che provoca nelle famiglie shock e disturbi psicologici che durano nel tempo.

Ecco perché vorrei parlare al cuore dei lettori per dire loro che gli incidenti stradali non capitano solo agli altri perché la strada la percorriamo tutti. Qualsiasi mezzo che sia auto, moto, bicicletta e soprattutto mezzo pesante possono trasformarsi in armi se non sono condotti con responsabilità.

Coltivo ormai da tanto tempo il desiderio, accompagnato dalla determinazione, di diventare referente dell’AIFVS con sede a Campobasso. Sento mia la responsabilità di poter dare il mio contributo affinché non ci siano più fiori legati ai guardrail e croci lungo le strade come quella che appare lungo la provinciale che collega Bonefro a Casacalenda, in quel tratto di strada ha perso la vita Gabriele. Sulla croce è ben visibile il suo volto: sorridente come lo è stata la sua breve vita Chi è Gabriele lo sappiamo noi che siamo la sua famiglia e i tanti amici che lo hanno conosciuto e amato.

Mi basta andare a trovarlo al cimitero per accorgermi che non è stato dimenticato.

La mamma di Gabriele

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