HomeNotizieCULTURA & SPETTACOLIMoliseCinema, così un immenso Gifuni si è preso tutta la scena

MoliseCinema, così un immenso Gifuni si è preso tutta la scena

Non solo mattatore prima e dopo i suoi film ma essenza di un Festival che si vive in piazza con il contributo di tutti. Video intervista.


di Maurizio Cavaliere

La ventesima edizione di MoliseCinema ha chiuso il sipario ieri notte a Casacalenda. Edizione di contenuti e grande pubblico, come era negli auspici del direttore artistico Federico Pommier e del suo gruppo di lavoro.

Sono almeno due i momenti che resteranno incisi nella memoria di un Festival che ha il merito di coniugare la qualità di film, corti e documentari con una serie di eventi collaterali che non sono secondari ma sono parte integrante di un corpo unico.

A MoliseCinema perdi il senso del tempo – ha detto più di qualcuno in questi giorni – incontri gente che ha voglia di vedere film e di tirarsi fuori dalla routine. E’ la grande bellezza del cinema in piazza (in un Molise a misura d’uomo) dove non si riuniscono solo gli appassionati della settima arte ma si ritrovano tante persone che durante l’anno non avranno modo di vedere quel genere di film e opere cinematografiche.

Soprattutto cinema ma non solo cinema. Dicevamo di alcuni momenti speciali che hanno reso speciale il Festival. Il primo in ordine di tempo è stato vissuto durante la prima serata. Ci siamo tutti emozionati per l’omaggio alla carriera fatto al grande Paolo Di Paolo, fotografo importante del Novecento, oggi 97enne. Tutto insieme: la sua storia, la sua testimonianza preziosa dell’epopea del cinema italiano e poi il bellissimo documentario di Bruce Weber che riavvolge sapientemente gli eventi e riesplora quello spaccato di Italia celebre nel mondo con l’aggiunta di una delicata sfumatura di vita privata tra i figli e le altre passioni. Uomo dotato di un vivace intelletto, di solida cultura e di una sensibilità profonda che gli ha permesso di entrare in confidenza con i più celebri attori italiani del dopoguerra e oltre, Di Paolo ha dominato la prima serata.

L’ovazione in piedi che ha accompagnato i titoli di coda di ‘The treasure of his youth” ha fatto brillare lo status di MoliseCinema nel novero dei Festival speciali, piccolo e grande nel suo complesso.

La stessa sensazione che abbiamo provato venerdì sera quando Fabrizio Gifuni ha entusiasmato la piazza fornendo con piglio indagatore una straordinaria capacità critica e senso della storia. Con lui sul palco Marco Damilano, ex direttore dell’Espresso e il critico cinematografico Ermanno Taviani.

Cinema e storia, il tema dibattuto, Aldo Moro e l’antibiografia di una nazione i punti cardinali di un percorso dialettico eccellente che ha tenuto in apnea il folto pubblico. Veri appassionati di cinema, cittadini inclini all’analisi dei fatti umani collegati alla storia e alla società di ieri e di oggi, ma anche la gente semplicemente accorsa in cerca di uno svago intellettuale o di mero intrattenimento, si sono compiaciuti del livello di una serata che era stata aperta dal grande cinema di Fabrizio Gifuni (doppia proiezione del primo episodio di Esterno notte di Marco Bellocchio). Gifuni che il giorno prima aveva dialogato con Federico Pommier per la presentazione del libro che MoliseCinema gli ha dedicato. In questa video intervista l’attore originario di Lucera ci ha tra detto in proposito: “Bello che MoliseCinema dia così tanta attenzione al lavoro dell’attore”. Momento altrettanto interessante, dunque, quello riservato al quinto libro della collana Pagine di MoliseCinema che, prima di GIfuni, ha esplorato le carriere di Elio Germano, Alba Rohrwacher, Pierfrancesco Favino e Jasmine Trinca.

Quello che ha messo Gifuni su un piano differente, più alto, è stato comunque un altro aspetto, ovvero il suo grande coinvolgimento nei meccanismi ben oliati del Festival. L’attore del ‘Capitale umano’ ha introdotto tutti i film che sono andati a comporre lo special tributo del Festival, sempre super professionale ma soprattutto empatico e cordiale. “Per come si è impegnato e immedesimato nella rassegna pareva uno di noi dello staff” è stato detto a Casacalenda. Per altro tutto in modo estremamente naturale, come uno del posto, appunto. Del resto, un po’ di Molise gli piace davvero visto che, come dice sempre in questa video intervista, il suo libro del cuore è “Quel pasticciaccio brutto di via Merulana” di Carlo Emilio Gadda. Protagonista del romanzo (che attraverso la voce di Gifuni è diventato un audiolibro) è ‘don Ciccio’ Ingravallo, commissario della Squadra Mobile di Polizia “arguto e orgoglioso molisano”.

Grande Gifuni, poco altro da dire. Apprezzata anche la sua interpretazione nel film di azione La Belva, in concorso al Festival. Il regista Ludovico Di Martino ci regala una interpretazione diversa dell’attore… maratoneta, stavolta possente vendicatore dal vissuto pesante e doloroso.

MoliseCinema, naturalmente, è stato tanto altro ancora. Fantastica la serata connotata dalle geniale comicità di Maria Di Biase e Corrado Nuzzo. Tempi e verve straordinari da parte dell’affiatata coppia sul set e nella vita. Tanti film, libri, workshop e momenti di confronto nei sei giorni di un Festival piacevole e corposo sul piano culturale.

A consuntivo, Gifuni meritava una nota a parte: perché la ventesima edizione di MoliseCinema ha uno sguardo intenso e un volto ben definito: i suoi.

Fabrizio Gifuni e Marco Damilano in un momento del confronto su cinema e storia. In basso le espressioni e la ‘geniale comicità’ di Maria Di Biase e Corrado Nuzzo. In alto Paolo Di Paolo, grande protagonista della prima serata del Festival.
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