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Salario minimo ed equo, Gemma: “L’Italia si allinei al resto d’Europa”

L’europarlamentare di Impegno Civico: “Vergognoso essere pagati due euro l’ora”. E rilancia: “Puntare sui giovani e su coloro che hanno speso una vita nella formazione”


BRUXELLES. Tiene banco negli ultimi giorni la vicenda del salario minimo. A prendere la parola sul tema è stata anche la parlamentare europea Chiara Gemma, esponente di Impegno Civico di Luigi di Maio.  

“E’ assurdo – dice – che ci siano persone nel nostro Paese pagate ancora 2/3 euro l’ora, così come è assurdo che famiglie in cui magari lavorano entrambi i partner abbiano stipendi così bassi da avere difficoltà ad arrivare a fine mese – continua – Bisogna allineare l’Italia ad altri Paesi europei, fissando la soglia minima dei 9 euro l’ora” 

“Luigi Di Maio aveva posto il problema già tre anni fa – spiega la deputata europea – In Italia ci stavamo lavorando e il presidente Mario Draghi aveva aperto un tavolo con le parti sociali: lo avremmo portato a casa in poco tempo se Conte, Salvini e Forza Italia non avessero deciso di inseguire i sondaggi e mettere i loro interessi prima di quelli del Paese”. 

“Anche in sede europea – aggiunge – Luigi Di Maio è sempre stato in prima linea in questa battaglia, ottenendo dalla presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen, l’impegno a favorire un salario minimo adeguato a livello europeo”.  

Impegno Civico pone inoltre una questione ancora più ampia. “Il tema è anche la necessità di un salario equo – dice Gemma richiamando a Di Maio – ci sono tanti giovani e meno giovani che hanno investito tempo, fatica e soldi nella loro formazione, che hanno accumulato esperienze importanti, spesso anche all’estero, e che oggi possono e vogliono dare il contributo alla crescita del Paese. Come si può pensare di lasciarsi scappare queste professionalità e questi talenti perché non siamo in grado di pagarli per quello che valgono davvero? Com’è possibile che si continui a permettere che si formino in Italia e poi vadano all’estero perché qui da noi non ricevono una retribuzione adeguata?”. 

 “Se il percorso professionale di una persona è ricco e denso di esperienze, è evidente che non ci si può fermare a rivendicare per loro l’applicazione del salario minimo. Ecco perché – conclude Gemma – insistiamo con il concetto di salario equo, previsto peraltro dalle raccomandazioni europee: dobbiamo consentire ai nostri giovani di andare all’estero per scelta e non perché qui da noi gli stipendi non gli permettono di vivere in maniera dignitosa”. 

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