Contributi alle televisioni, sentenza del Consiglio di Stato: violati pluralismo e libera concorrenza

Conferenza stampa degli avvocati Massimo Romano, Pino Ruta e Margherita Zezza sulla sentenza relativa all’assegnazione, a livello nazionale, di 80 milioni di euro nel 2016 per emittenti di tutta Italia. Assegnazione dei fondi da rivedere, mentre partono le richieste di risarcimento


CAMPOBASSO. Contributi pubblici alle emittenti televisive locali, la Sesta sezione del Consiglio di Stato sancisce la violazione dei principi del pluralismo dell’informazione e della libera concorrenza, in relazione ai sostegni, 80 milioni di euro solo nel 2016, assegnati sulla base del DPR 146/2017.

Lo prevede la sentenza pubblicata il 9 settembre scorso, che ha accolto ricorsi di emittenti private delle regioni Puglia, Piemonte ed Umbria, a cui nelle prossime settimane seguiranno altri pronunciamenti, che riguardano anche il Molise, che ha subito anche un’altra penalizzazione: il criterio della scarsità della popolazione.

Una decisione di rilievo nazionale, visto che il riparto dei fondi è avvenuto a livello nazionale, riguardando televisioni di tutta Italia, come hanno detto gli avvocati Massimo Romano, Pino Ruta e Margherita Zezza, che hanno vinto una battaglia legale che li opponeva al Ministero dello Sviluppo economico, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma anche a Cgil, Cisl e Uil, sindacati della stampa, associazioni datoriali di Confindustria.

Tutto nasce dai criteri utilizzati per assegnare i contributi, 80 milioni appunto (ma cospicue risorse sono state distribuite anche per gli anni successivi al 2016): il 95% è stato destinato alle prime 100 emittenti in graduatoria, il restante 5% è stato suddiviso tra 67 richiedenti. Da qui il pregiudizio evidenziato dai legali.

“La legge – ha chiarito Massimo Romano – garantiva lo stanziamento di contributi pubblici per assicurare il pluralismo dell’informazione e garantire la concorrenza nel settore. In realtà si è verificato il contrario, il Consiglio di Stato ha accertato un meccanismo violativo del principio di concorrenza, che ha rischiato di creare un oligopolio nel settore dell’emittenza locali”.

“Sono tante le emittenti che sono state danneggiate dal mancato ottenimento dei contributi pubblici – ha aggiunto Pino Ruta – soprattutto piccole e medie imprese, che non hanno potuto investire, in tecnologie, lavoro, vedendo rafforzare la concorrenza e perdendo audience, con una misura che ha evidentemente creato danno”.

“Il nostro compito è quello di chiedere l’esecuzione immediata della sentenza – ha rimarcato Margherita Zezza – sono passati ormai diversi anni e oggi c’è necessità di ridare ossigeno ad aziende che hanno avuto pochi spiccioli dei milioni di euro assegnati. Alcune di queste imprese avranno avuto talmente tante difficoltà economiche da dover ammainare bandiera bianca. Il nostro obiettivo è quello di dare a queste imprese la possibilità di rimettersi in carreggiata, per le altre serve uno spaccato risarcitorio. In questo senso abbiamo già ricevuto incarico da alcune emittenti di rivendicare i danni”.

Carmen Sepede