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Serie A, Napoli e Atalanta guardano tutti dall’alto. L’Udinese bestia nera delle big

Al primo giro di boa stagionale per dare spazio alle nazionali si può già affermare che non sono mancate sorprese


di Matteo Mongiello

ROMA. Napoli e Atalanta guardano tutti dall’alto, Udinese bestia nera delle big, partenza shock di Inter e Juventus; Lazio, Milan e Roma ok. Al primo giro di boa stagionale per dare spazio alle nazionali possiamo già affermare che nella massima serie non sono mancate sorprese e che di qui alla maxi sosta mondiale non ne mancheranno di certo delle altre. Nella storia della serie A siamo sempre stati abituati a trovare ai vertici delle classifiche i “nerazzurri” e i “bianconeri” ed anche quest’anno la tendenza si è confermata,se non fosse che a guidare il gruppone che racchiude le prime sette in cinque punti siano i nerazzurri di Bergamo e i bianconeri di Udine,di certo la grandissima sorpresa di inizio stagione.

La bandiera nel punto più alto del monte è al momento piazzata però dal Napoli di Spalletti, considerata da tutti nettamente indebolita dopo gli addii storici di Insigne,Koulibaly e Mertens ; capaci di far ricredere tutti mostrando un calcio spumeggiante anche nelle notti europee,i partenopei si godono Kvaratskhelia e Kim cercando di dimenticare l’ex capitano e il comandante senegalese e sognano un trionfo che manca dai tempi di Diego Armando Maradona Il segreto da anni della dea è il gioco di Gasperini che sembrava essere arrivato al capolinea la scorsa stagione dopo la mancata qualificazione alle coppe ma la società del presidente Percassi con innesti mirati ad innalzare già l’immensa qualità tecnica è riuscita a collezionare 17 punti sui 21 totali compiendo scalchi importanti come la vittoria all’Olimpico con la Roma di Mou grazie alla rete del giovane Scalvini,ormai in rampa di lancio anche nella nazionale di Mancini,ed è decisa a voler ritornare nel panorama europeo già a partire da questa stagione.

Se parliamo di destino quello di Andrea Sottil sembrava profondamente segnato solamente un mese fa dopo le prime due giornate e invece a soli 30 giorni di distanza l’Udinese è diventata “la schiaccia grandi” grazie alle vittorie tra le mure amiche contro Fiorentina,Roma e Inter (con 8 gol segnati e solo uno subito) proiettandoli in zona Champions con Beto e Deulofeu capaci di far riaffiorare nella mente dei tifosi i ricordi della stagione stellare 2011-2012 dove Sanchez e Di Natale incantarono l’allora Friuli concludendo l’anno al terzo posto. Nel limbo della bagarre troviamo le romane che dopo aver entrambe deluso in Europa League con una sconfitta a testa (pesantissima quella dei biancocelesti in Danimarca) sono riuscite a non perdere il treno delle fuggitive anche se,nonostante innesti di alto livello come Dybala o Romagnoli,sembra che Mourinho e Sarri non siano ancora riusciti a trovare la quadra per sistemare le lacune già presenti dallo scorso anno che fanno di Lazio e Roma contendenti al momento ancora troppo poco pericolose per lo scudetto.

I campioni d’italia del Milan hanno perso l’imbattibilità stagionale nel sunday night proprio contro il Napoli interrompendo ad otto il filotto di risultati utili consecutivi ma la squadra di Stefano Pioli è ben lontana da un possibile campanello d’allarme visti gli ottimi risultati europei e la capacità della dirigenza di infoltire sempre più la “linea verde” che potrà proiettare quest’anno e in quelli a seguire i rossoneri tra l’élite del calcio mondiale Chi invece è tra le note dolenti di questo avvio è di certo l’Inter di un Simone Inzaghi sempre più traballante e oramai quasi al capolinea della sua avventura visto che oltre alla mancanza di risultati a preoccupare maggiormente la società è l’assenza totale di un gioco fin troppo avulso e di una solidità difensiva inesistente che fa dei nerazzurri una delle peggiori retroguardia del campionato,principale motivo delle tre sconfitte in appena sette giornate.

Che lo scudetto sfumato all’ultimo stia ancora pesando psicologicamente nella testa dei giocatori o qualche protagonista dello scorso anno voleva cambiare aria lasciando Milano? Possibile, ma di certo sarà compito del mister far resettare la mente della squadra e non perdere le redini prima che sia troppo tardi. La nobile decaduta della scorsa stagione -prima dopo dieci anni senza neanche un trofeo alzato- è la Juventus di Max Allegri che si è presentata ai nastri di partenza ad agosto come la squadra da battere sopratutto grazie ad innesti di caratura internazionale come Di Maria,Pogba e Paredes ma che dopo solo un mese (anche se ,pur sempre da ricordare,pieno di infortuni) si sta sgretolando davanti a qualsiasi difficoltà -l’ultima in ordine cronologico la sconfitta con il fanalino di coda Monza con annesso rosso di frustrazione per “El Fideo”- e con il serio rischio di non superare neanche un girone di champions nettamente alla portata dei bianconeri dopo lo 0 su 2 con PSG e Benfica. Allegri ha sempre detto di non essere preoccupato per il suo posto in panchina e che l’assenza di cinque titolari stia influendo sull’andamento ma questo per la società non può essere considerato un alibi ed ora “la strada verso il panettone” si fa sempre più in salita per il tecnico livornese In quella che sarà la stagione più complicata da gestire di sempre causa mondiali nel bel mezzo del campionato le sorprese non si sono fatte attendere e non possiamo non aspettarcene delle altre -magari capaci di stravolgere totalmente la vetta (e non solo) visto anche il tour de force che spetta alle big fino alla partenza di metà novembre per il Qatar.

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