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Paziente con emorragia cerebrale ma positivo al Covid trasferito a Foggia. Pastore: “Altra storia di ordinaria follia”

La storia raccontata dal primario del Pronto Soccorso del Veneziale di Isernia, che torna ad evidenziare le criticità della sanità molisana: con il 16% di posti letto dedicati a patologie neurologiche, costretti a trasferire paziente fuori regione


ISERNIA. Sanità ‘croce’ del Molise. A portare un nuovo caso “di ordinaria follia” all’attenzione dell’opinione pubblica è il primario del Pronto Soccorso del Veneziale di Isernia, Lucio Pastore, che evidenzia come una regione che ha circa il 16% di posti letto dedicati a patologie neurologiche – quindi in grado di fornire risposte adeguate all’utenza – si veda costretta a trasferire al di fuori dei propri confini pazienti con tali problematiche. “Qualcosa non funziona”: afferma.

E quindi riferisce l’accaduto: “Nella giornata di ieri – racconta il noto medico – arriva presso il Pronto Soccorso di Isernia, trasportato dal 118, un paziente in coma. La situazione appare subito grave e, con il supporto del medico rianimatore, viene sottoposto immediatamente a Tac cerebrale che evidenzia un’importante emorragia subaracnoidea sostenuta da probabile rottura di un aneurisma. Questo paziente risulta avere una positività al tampone rapido Covid.

Si contatta immediatamente la Neuromed, che dovrebbe essere il centro di riferimento per dette patologie, ma non è organizzata o autorizzata a ricevere pazienti Covid positivi. Il neurochirurgo della struttura scrive che è necessario il ricovero in terapia intensiva in un centro che abbia anche una neurochirurgia e possa eseguire particolari procedure angiografiche.

L’unica terapia intensiva del Molise che possa accogliere pazienti Covid è Campobasso. Ma Campobasso non ha neurochirurgia. In assenza di percorsi aziendali predefiniti ci si attacca al telefono per trovare una possibile sistemazione al paziente. La struttura che può accogliere detto paziente Covid positivo viene individuata a Foggia. Tuttavia, nell’esporre al collega neurochirurgo le condizioni cliniche del paziente e il referto Tac, questo ritiene che il paziente ha necessità di una terapia intensiva perché, al momento non ci sono indicazioni per altri atti terapeutici. Altro neurochirurgo presso la struttura di Campobasso, visionati i referti, afferma la stessa posizione.

Alla fine, dopo circa 5 ore, il paziente viene trasferito presso la rianimazione di Foggia.

Una regione che ha il 16% dei posti letto dedicati a patologie neurologiche – conclude Pastore – trasferisce un paziente con patologia neurologica fuori regione”.

Quindi l’amara chiosa che chiaramente chiama in causa la politica: “Forse qualcosa non funziona in questa organizzazione sfasciata voluta dalla politica e determinata negli ultimi 20 anni dai diversi soggetti che l’hanno guidata”

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