Domani l’incontro con il presidente onorario dell’associazione Caponnetto che ha denunciato il fenomeno della mafia rurale


ISERNIA. L’attesa è finista e a Isernia è tutto pronto per l’evento promosso da Confartigianato che, domani 15 dicembre, vedrà ospite Giuseppe Antoci. Il presidente onorario dell’associazione Caponnetto ed ex presidente del Parco dei Nebrodi, che ha denunciato il fenomeno della mafia rurale, sarà ospite dell’incontro organizzato dall’associazione presieduta da Romolo D’Orazio. Appuntamento alle ore 16,30 nella sala teatro San Francesco in via Piave.

Tutelare e promuovere la legalità. È questo il filo che unisce Confartigianato Molise e Giuseppe Antoci e che rappresenta anche il motivo ispiratore dell’evento. L’associazione di artigiani e piccole imprese del Molise, con in testa il suo presidente Romolo D’Orazio, si batte da sempre per divulgare la cultura del rispetto della legalità e, fattivamente, organizza corsi e iniziative in favore delle aziende, riconoscendo meriti all’operato dei propri soci impegnati su questo fronte.

La locandina dell’evento

Per dare ulteriore impulso a questa attività, Confartigianato Molise ospiterà una personalità che è il simbolo della legalità e che, nel suo percorso, non ha mai voltato la testa dall’altra parte, tanto da dover vivere sotto scorta ormai da anni. Giuseppe Antoci, presidente onorario della fondazione Caponnetto, sfuggito ad un attentato mafioso nel maggio del 2016, dopo aver innescato le indagini sulla truffa operata dalle cosche mafiose ai danni dell’Unione europea, giovedì prossimo sarà a Isernia, quando saranno trascorsi pochi giorni dal ventennale della morte di Antonino Caponnetto, il magistrato di Caltanissetta, eroe antimafia, che guidò il pool creato da Rocco Chinnici e di cui fecero parte i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ex bancario e presidente del Parco dei Nebrodi, Antoci presenterà il libro ‘La mafia dei pascoli’, scritto insieme a Nuccio Anselmo e con prefazione di Gian Antonio Stella.

La serata sarà aperta dai saluti di monsignor Camilo Cibotti, vescovo della Diocesi di Isernia-Venafro, e del sindaco di Isernia Piero Castrataro. Interverranno quindi il presidente del Tribunale di Isernia Vincenzo Di Giacomo e il segretario regionale dell’USB (Unione sindacale di base) Sergio Calce. La giornalista Valentina Ciarlante introdurrà i temi della serata che saranno affrontati dal presidente di Confartigianato Molise Romolo D’Orazio e dal presidente Giuseppe Antoci.

Insignito di tanti riconoscimenti, tra cui l’ultimo in ordine di tempo il Premio nazionale Lea Garofalo, Antoci è autore del protocollo, divenuto legge nazionale, che impone l’obbligo di presentare il certificato antimafia anche per i bandi, finalizzati all’affitto di terreni agricoli, inferiori a 150mila euro. Il cosiddetto ‘Protocollo Antoci’ nacque in seguito alla sua denuncia sulle ramificazioni di Cosa nostra sull’area protetta più grande della Sicilia, il Parco dei Nebrodi appunto: 86mila ettari di terreni che ricadono nelle province di Messina, Catania ed Enna. Nel testo viene ripercorso l’iter che ha visto Antoci denunciare “milioni di euro guadagnati per anni in silenzio da Cosa nostra – si legge nell’introduzione del volume – Un business ‘legale’ e inesplorato. Boss che riuscivano inspiegabilmente ad affittare tanti ettari di terreno nel Parco dei Nebrodi, in Sicilia, terrorizzando allevatori ed agricoltori onesti, li lasciavano incolti e incassavano i contributi dell’Unione Europea perfino attraverso ‘regolari’ bonifici bancari. Un meccanismo perverso che si perpetuava di famiglia in famiglia e faceva guadagnare somme impensabili. Un affare che si aggirerebbe, solo in Sicilia, su circa tre miliardi di euro potenziali negli ultimi 10 anni”. Il primo novembre scorso, presso il tribunale di Patti, si è concluso il processo sulla mafia dei pascoli con sei secoli complessivi di condanne per gli imputati legati ai clan messinesi. “È un momento importante. Abbiamo fatto quello che andava fatto – ha dichiarato Antoci quel giorno in Aula – Abbiamo superato il silenzio ed abbiamo fatto capire che i fondi europei dovevano andare solo alle persone per bene e non ai capimafia”.