La South Beach: “Il nostro progetto fornisce risposte importanti su cui è necessario riflettere affinché possano essere messi in campo iniziative importanti”


MONTENERO DI BISACCIA. Degrado nell’area a sud del fiume Trigno in territorio di Montenero di Bisaccia. Ad accendere i riflettori sulla situazione è la South Beach, che evidenzia uno stato di abbandono che va avanti da decenni.

E ciò impone interrogativi “sul futuro stesso – si legge in una nota – di questa superficie in preda a dilaganti fenomeni di consumo di suolo e di inquinamento causato sia dai liquami provenienti dalla foce del fiume, così come denunciato anno dopo anno da Goletta Verde di Legambiente, sia dalla grande quantità di rifiuti lasciati da frequentazioni umane e quelli portati sull’arenile dalle forti mareggiate che interessano quel punto di costa adriatica.

È chiaro che in assenza di interventi alternativi e progetti di ampio respiro che riguardino una bonifica integrale, la sistemazione degli argini del Trigno, il ripascimento della spiaggia e l’abbattimento delle infrastrutture presenti come la vecchia centrale che ospitava l’idrovora del Consorzio di Bonifica, oggi preda di bivacchi e di riparo per clandestini, il progetto South Beach nelle sue premesse, contiene tutti gli elementi necessari affinché il tratto di litorale interessato possa guardare ad un futuro diverso rispetto all’abbandono oggi sotto i nostri occhi e da altri pericolosi fenomeni di erosione che possono mettere a rischio le due importanti infrastrutture stradali che parallelamente scorrono ormai a poche decine di metri dal mare.

È evidente ormai che il mare sta consumando ampie porzioni di suolo, così come commentano le immagini nel servizio, creando uno scalino alto quasi un metro rispetto al piano del terreno che rende queste terre ormai inutili anche per le coltivazioni agricole (gli ultimi tentativi destinati alla produzione di asparagi) poiché il fenomeno della salinizzazione rende ormai inutile tali pratiche.

Anche le opere di difesa costiera costruite nel passato con la funzione di frenare il moto ondoso appaiono ormai inutili, oggi semisommerse o completamente sommerse dalla forza dei marosi che creano a nord, quindi in prossimità della foce e del porto turistico, zone asfittiche a scarso ricambio d’acqua che alterano l’ecosistema su cui insistono strutture di ricezione turistica come camping, hotel e case private e dunque la possibile fruizione da parte dell’essere umano nonché dell’esercizio della piccola pesca.

A fronte di una situazione particolarmente grave e su cui, ad oggi, non esiste alcun tipo di intervento da parte dello Stato e delle Istituzioni preposte, il progetto South Beach – evidenzia infine – fornisce risposte importanti su cui è necessario riflettere affinché possano essere messi in campo progetti importanti riguardanti l’area interessata che, oltre a salvaguardare l’habitat naturale grazie ai previsti interventi di ripascimento della spiaggia e al riassetto dei fondali, possa intervenire sullo sviluppo economico dell’intero Molise in chiave turistica, con il rilancio dei servizi, delle produzioni enogastronomiche e di una vivibilità che, correlata ad altre aree adriatiche, appare sempre più depressa e non sostenibile dalle popolazioni locali”.