Presso la sede dell’Istituto Zooprofilattico. Intanto l’Aidaa annuncia un esposto per chiedere indagini approfondite sulla dinamica dell’incidente. Le reazioni delle associazioni animaliste


ISERNIA/CASTEL DI SANGRO. È stata eseguita nel pomeriggio di oggi presso la sede isernina dell’Istituto Zooprofilattico, diretta dal dottor Addolorato Ruberto, l’autopsia sulla carcassa dell’orso Juan Carrito, investito e ucciso ieri sera lungo la Statale 17, in territorio di Castel di Sangro. Ad effettuare l’esame una équipe composta da veterinari dell’Istituto Zooprofilattico Abruzzo Molise, dell’Asl n. 1 Castel di Sangro e del Pnalm.

Intanto non si sono fatte attendere le reazioni delle associazioni ambientaliste. L’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente ha annunciato un esposto in Procura a L’Aquila, per fare piena luce sull’accaduto. “Non vogliamo che su questa vicenda ci siano delle ombre o che vengano nascosti dei fatti – scrivono gli attivisti di Aidaa – per questo nei prossimi giorni presenteremo un esposto alla procura dell’Aquila per chiedere indagini approfondite sulla dinamica dell’incidente e sulla tempistica dei soccorsi, così da capire se Juan Carrito poteva essere salvato. Sia chiaro, nessuna caccia alle streghe, ma una chiara richiesta di chiarezza, perché nessun eventuale particolare sia trascurato e affinché eventuali responsabilità possano essere accertate fino in fondo”.

“La morte di Juan Carrito è responsabilità di tutti perché non si tratta solo di un drammatico incidente. L’orso è stato travolto in una zona già nota per la sua pericolosità: proprio lì era stata investita pure la madre Amarena. In quel tratto è presente solo il segnale stradale di attraversamento di animali selvatici. Perché non sono stati installati sul territorio impianti elettronici che evitano incidenti di questo genere?”. Così Walter Caporale, presidente degli Animalisti Italiani, all’indomani dell’incidente stradale costato la vita all’orso simbolo del Pnalm. “Una ‘disattenzione’ che è costata la vita di Juan Carrito visto che il Pnalm ne aveva già iniziato ad installarne alcuni? Valuteremo con il nostro ufficio legale le responsabilità umane del singolo cittadino insieme alla negligenza istituzionale che ha contribuito alla morte del giovane orso abruzzese diventato il simbolo della regione”.

Vero è che Pnalm, WWF Italia e Salviamo l’Orso si sono recentemente impegnati, con un investimento economico importante, per la realizzazione di una recinzione lungo il tratto di SS17 ritenuto maggiormente pericoloso per la fauna selvatica. L’intervento, realizzato nelle settimane scorse, ha visto il montaggio di una recinzione metallica fissa su entrambi i lati della carreggiata in un tratto di 600 m (dal km 146,6 al km 147,2). La recinzione, spiegano dal Wwf Italia, ha anche l’obiettivo di ‘indirizzare’ gli animali verso un sottopasso adiacente, mitigando in questo modo il rischio di incidenti e aumentando la sicurezza di orsi e automobilisti. “Ma evidentemente questo non è stato sufficiente”, commenta l’organizzazione a tutela degli animali. “La storia di Juan Carrito ha molto da insegnarci. La sua confidenza e problematicità ci hanno mostrato quanto sia importante prevenire tali fenomeni, tramite l’adozione di corretti comportamenti per i singoli cittadini e giuste misure di gestione del territorio da parte delle Istituzioni a cui spetta la corretta gestione delle risorse alimentari di origine umana, che è alla base dell’insorgenza di tali comportamenti. E la sua morte sottolinea ancor più quanto siano necessari interventi strutturali su strade, autostrade e ferrovie per mettere in sicurezza la residua popolazione di orso bruno marsicano, troppe volte vittima di investimenti”.

“In buona parte del nostro Appennino, le strade attraversano aree naturali ricche di biodiversità. Vivere in un territorio dove la Natura è predominante, considerato che quella stessa ricchezza è utilizzata in slogan per attirare flussi turistici, dovrebbe obbligarci a investire nella sua salvaguardia. Troppo spesso invece mancano politiche (locali, regionali e nazionali) che prevedano azioni concrete per mitigare il nostro impatto sulla preziosa e unica biodiversità che ci circonda”, sottolineano dall’associazione. “WWF Italia, Salviamo l’Orso e le aree protette del Pnalm e del Parco Nazionale della Maiella investono ingenti risorse (economiche e umane) ed energie in interventi finalizzati a migliorare la coesistenza tra uomo e orso, a mitigare l’impatto delle nostre attività sulla sopravvivenza del plantigrado, per garantire un futuro a questa popolazione. Ma questo non è sufficiente: ogni anno in media due orsi bruni marsicani muoiono per cause umane, accidentali o illegali. E Juan Carrito è l’ultimo triste caso che ci ricorda come per conservare l’orso più raro d’Europa è necessario un cambio di marcia reale. Da parte di tutti gli attori in gioco, all’interno e, soprattutto, all’esterno delle aree naturali protette. Questo l’ultimo monito che ci ha donato la storia travagliata di questo giovane orso. Suonano ora un po’ false le dichiarazioni di quei rappresentanti delle Istituzioni che oggi piangono la morte di Juan Carrito, ma che fino a ieri hanno agito per tagliare aree naturali protette o per continuare a pianificare interventi invasivi nell’areale dell’orso. È veramente arrivato il momento di ipotizzare e realizzare per l’Appennino centrale uno sviluppo sostenibile attraverso la conservazione della sua straordinaria biodiversità”, chiosano dal Wwf.