I legali Raffaele Trivellini, Cristiano Rocco e Guido Di Pilla, per il tramite del sindacato Confintesa Smart, hanno ottenuto il reintegro di alcuni dipendenti ‘ingiustamente’ mandati a casa, ottenendo anche indennizzi per i loro assistiti


ROMA. Grande soddisfazione per un pool di avvocati molisani, che ha avuto la meglio in giudizio contro la rinomata catena Hilton in una causa intentata avverso una procedura di licenziamento collettivo.

Più nello specifico, il giudice del lavoro di Roma, dottoressa Amalia Savignano, ha emesso un’ordinanza che ha accolto il ricorso presentato da dieci dipendenti dell’hotel Hilton della Capitale, mandati a casa per non aver accettato il trasferimento ad altre ditte a seguito di una procedura di esternalizzazione di alcuni servizi.

La società aveva, in sostanza, affidato i propri ‘servizi ai piani’ ad una cooperativa esterna, decidendo di procedere al licenziamento in blocco, senza una giusta causa apparente, di camerieri, addetti del reparto housekeeping, stiratrici ecc.

I lavoratori hanno così deciso di rivolgersi a Confintesa Smart, sindacato impegnato a contestare proprio tali esternalizzazioni che, tramite i propri legali ha promosso ricorso, contestando la legittimità del provvedimento, per una serie di motivazioni “sia sostanziali che formali”.

Ed ecco che gli avvocati molisani Raffaele Trivellini, Cristiano Nicola Rocco e Guido Di Pilla, con sentenza pronunciata ieri, hanno ottenuto il reintegro nel posto di lavoro presso la Catena Hilton Italiana, dei dieci dipendenti assistiti. Inoltre, la catena è stata anche condannata a risarcire i ricorrenti (di una somma pari a 12 mensilità dell’ultima retribuzione e relativa regolarizzazione della posizione contributiva) e al pagamento delle spese di giudizio per circa 21mila euro, cui aggiungere spese generali e parcelle.

Pertanto, il giudice del lavoro non solo ha annullato i licenziamenti, ma ha stabilito anche un equo indennizzo.

La Hilton si era difesa affermando che “i criteri di scelta dei lavoratori erano stati individuati nell’impossibilità di proseguire il rapporto di lavoro con gli stessi, stante la soppressione dei servizi a cui essi erano costantemente e continuativamente adibiti, essendo stati detti servizi esternalizzati …”

Una tesi che gli avvocati Raffaele Trivellini, Cristiano Nicola Rocco e Guido Di Pilla hanno smontato, affermando tra l’altro che “l’individuazione dei lavoratori da collocare in mobilità deve avvenire, in relazione alle esigenze tecnico-produttive ed organizzative del complesso aziendale, nel rispetto dei criteri previsti da contratti collettivi stipulati con i sindacati o in mancanza di questi contratti, nel rispetto dei   criteri per carichi di famiglia,  anzianità,  esigenze tecnico-produttive ed organizzative”.

Dopo la pubblicazione della sentenza i lavoratori si sono detti “più che soddisfatti”, ringraziando il Sindacato Confintesa Smart e il collegio dei difensori, per “il lavoro svolto e il brillante risultato ottenuto”.