L’addio in un lunga lettera su Facebook


TERMOLI. “La vita è diritto e non un obbligo”. Una lunga lettera quella che Davide Macciocco, ragazzo termolese di 40 anni, ha pubblicato sul suo profilo facebook per raccontare la sua storia e spiegare i motivi che l’hanno spinto a ricorrere alla morte assistita in Svizzera.

“Per ironia della sorte – scrive – il mio ultimo viaggio mi porta a morire lì dove sono nato, Zurigo (16 luglio 1983 -15 settembre 2023). Erano circa le 6:00 del mattino di domenica 5 luglio 2003 il giorno che cambiò tutto. Dopo una serata in discoteca con la mia ragazza e gli amici decidemmo di andare a fare un bagno al molo vecchio, in due o tre ci siamo fatti il bagno. Gli altri parlavano, ridevano e scherzavano come sempre. Mi ero quasi asciugato quando avevo deciso di farmi un ultimo bagno tuffandomi dal trabucco. Scavalcai la recinzione, salii sul tetto mi tuffai di testa da un’ altezza di circa sei metri. L’acqua quella mattina era alta più o meno un metro e mezzo.

L’ultimo ricordo che ho di quel giorno è che dissi a Marianna che non mi sentivo più le braccia e le gambe. Dopo un primo intervento all’ospedale di Termoli mi portarono d’urgenza in elicottero a Pescara dove venni operato. L’impatto con la sabbia aveva rotto la quarta e la quinta vertebra della colonna cervicale. Dopo 5 giorni di coma farmacologico, mi svegliai. La prognosi era tetraplegia completa dovuta alla lesione midollare C4-C5”.

Nel lungo post Davide ripercorre le fasi più importanti della sua vita, fino ad arrivare ai primi mesi del 2022, quando ha deciso di rivolgersi a Dignitas, per la richiesta di accompagnamento alla morte volontaria “nel momento in cui reputavo più opportuno. Amo la vita ed ecco perché oggi la voglio abbandonare. Quella che attualmente ho vissuto poteva andare anche bene, ma in un futuro prossimo so che sarà intollerabile per me! C’è da calcolare cari amici che negli ultimi due anni sono stato allettato per una piaga da decubito. Era guarita ad aprile del 2022, sono sceso al mare come ogni anno, per ben 19 anni. A metà agosto sono dovuto risalire a casa perché era ricomparsa la piaga.

Penso che la vita sia vita quando si può vivere liberamente sia fisicamente che mentalmente. Dipendere totalmente dagli altri anche per un semplice gesto come fumarsi una sigaretta è difficile, non c’è libertà, nessuna autonomia nonostante che la mia famiglia abbia sempre assecondato ogni mio desiderio e capriccio. Stare giorni interi con continui dolori e continuare a dire ‘sì va tutto bene’ è una maschera che non riesco più ad indossare.

Il dolore, non è quello che dici, è quello che taci purtroppo. Incominciai anche a capire che i dolori, le delusioni e la malinconia non sono fatti per renderci scontenti e toglierci valore e dignità, ma per maturarci.

La vita è un diritto, non un obbligo. Ciò che conta è vivere con dignità, con decoro e senza paura. Il mio futuro so per certo che non sarebbe vita ma sopravvivenza fatta anche di solitudine e di dolori fisicamente intollerabili. I farmaci ovviamente ti aiutano ma con il passare degli anni i dolori comunque sono sempre più resistenti alla terapia. La vita è preziosa solo perché ha una fine. A mie spese ho imparato che la vita è per il 10% cosa ti accade e per il 90% come reagisci. L’uomo è fatto per dominare la vita non per esserne schiavo.

Questa lettera è rivolta anche alle istituzioni italiane affinché non venga preso nessun provvedimento giudiziario nei confronti di chi mi ha semplicemente accompagnato, o meglio dato un passaggio. Se c’è qualcuno da giudicare quelli sono i politici e il fatto che trovino difficile legiferare sulla morte volontaria assistita.

Tutto il percorso con Dignitas è stato fatto totalmente in serena autonomia! Neanche i miei familiari sapevano esattamente quando stavo fissando la data. Farlo a settembre infatti non è stato casuale. Termoli comunque è una cittadina di 35.000 abitanti e d’estate se ne sarebbe parlato. Quindi per non turbare nessuno, ho cercato di resistere quanto più potevo. Non ricordatevi di me per questo gesto, ma bensì per come mi avete conosciuto. Generoso, semplice ma non troppo e sempre sorridente”.