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Arrestato dagli israeliani, Gravina presenta in Consiglio regionale una mozione per la liberazione di Khaled El Qaisi

Il ricercatore italo-palestinese, sposato con una campobassana, detenuto senza che siano ancora formulate accuse nei suoi confronti. L’esponente pentastellato: “Il Governo italiano ha il dovere di attivarsi immediatamente a sua tutela”


CAMPOBASSO. Approda in Consiglio regionale il caso di Khaled El Qaisi. Il consigliere regionale del M5S Roberto Gravina ha, infatti, depositato oggi una mozione, firmata anche dai consiglieri Andrea Greco e Angelo Primiani, a favore della liberazione dell’uomo, detenuto in Israele senza che siano state formulate accuse nei suoi confronti.

Khaled El Qaisi è un cittadino italo-palestinese, residente a Roma, sposato con una Campobassana, e padre di un bambino di 4 anni, anche lui italiano. È traduttore e studente di lingue e civiltà orientali presso l’Università Sapienza di Roma, stimato per il suo appassionato impegno nella raccolta e nella divulgazione di materiale storico palestinese ed è tra i fondatori del Centro Documentazione Palestinese, associazione che promuove la cultura palestinese in Italia.

Il 31 agosto 2023 dopo aver trascorso le vacanze in Palestina, a Betleiuine, sua città natale, Khaled El Qaisi, è stato arrestato dalle autorità israeliane mentre attraversava con moglie e figlio il valico di frontiera di “Allenby” (tra Cisgiordania e Giordania). Al momento dell’arresto – come detto – non è stata eccepita alcuna contestazione dalle autorità e, l’unica motivazione addotta al momento del fermo sarebbe una misura precautelare, in attesa di verifica di elementi per formulare un’accusa.

“Nonostante El Qaisi abbia già trascorso numerosi giorni in carcere, – ha spiegato Gravina – trapelano poche notizie sul suo stato di salute e sul tenore delle accuse che gli vengono mosse. Si è appreso che il 21 settembre, come previsto, si è tenuta l’udienza relativa alla proroga del suo trattenimento in carcere conclusasi con un’ulteriore estensione della detenzione per altri 11 giorni. Il tribunale ha deciso che, al termine di questa lunga proroga, finalizzata alla raccolta di elementi necessari alla formulazione dell’accusa, entro un massimo di 3 giorni a partire dal lº ottobre, le investigazioni dovranno presentare delle accuse, senza le quali il termine per questa forma di detenzione cautelare decadrebbe. El Qaisi, dunque, fino ad allora resterà recluso nella prigione di Petah Tikwa in cui, quotidianamente, è sottoposto a interrogatorio, sempre senza la presenza del suo difensore. Al momento, tutte le informazioni trapelate inducono a considerare l’arresto incomprensibile”.

Francesca Albanese, Relatrice Speciale deII’ONU per le violazioni dei diritti umani nei Territori Palestinesi occupati, ha pubblicamente espresso “preoccupazione per l’arresto del cittadino italiano Kaled El Qaisi”, affermando che “le modalità di arresto e detenzione riportate sinora sembrano violare i diritti di El Qaisi, sollevando anche sospetti di discriminazione razziale”.

Intanto, la moglie e la madre del giovane ltalo-palestinese hanno scritto una lettera-appello alle autorità italiane in cui esprimono preoccupazione e angoscia per il trattamento a cui il loro congiunto potrebbe essere sottoposto: “Immaginiamo Khaled in completo isolamento, senza contatti col mondo esterno, senza percezione reale dello scorrere del tempo, sotto la pressione di continui interrogatori, in pensiero angosciato per la sorte del proprio figlio e di sua moglie lasciati allo sbaraglio con l’unica immagine negli occhi relativa alla sua deportazione in manette”.

“C’è grave apprensione per le sorti di un cittadino italiano trattenuto in un altro Paese contro la sua volontà e in assenza di ragioni personali o capi d’accusa nei suoi confronti – ha sottolineato il consigliere Gravina – Il Governo italiano ha il dovere di attivarsi immediatamente a tutela del nostro concittadino. ogni violazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani – in particolare dell’articolo 9 (‘Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato’) e dell’articolo 13.2 (‘Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese’) – merita una ferma condanna dal mondo politico e civile.

La mozione che verrà portata all’attenzione e all’approvazione del Consiglio regionale chiederà al Presidente della Giunta Francesco Roberti di sollecitare direttamente il Ministro degli Esteri, il Governo e le istituzioni internazionali ad accertare, denunciare e sanzionare ogni violazione dei diritti umani ai danni di Khaled al Qaisi e a adoperarsi per ottenere il suo tempestivo rilascio e rimpatrio”.

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