HomeOcchi PuntatiCome rendere costruttive le critiche: istruzioni per l'uso

Come rendere costruttive le critiche: istruzioni per l’uso

Quattro piccoli grandi accorgimenti da seguire secondo l’esperta


di Francesca Capozza*

Spesso la formulazione di giudizi critici, in famiglia o sul lavoro, viene espressa con la forma di attacchi personali, e non sull’operato, tramite espressioni talvolta anche di disgusto, sarcasmo, disprezzo. Si assiste spesso a scoppi di collera che, nella foga del momento, sfociano prevalentemente in giudizi di disvalore rivolti alla persona.

Tale approccio induce l’interlocutore ad assumere un atteggiamento difensivo o di ritiro, lasciando un vuoto di incomprensione e risentimento che non fa luce né sul motivo del disaccordo né sulle proposte di risoluzione possibili. Sul lavoro, ad esempio, il collaboratore si sente demotivato ed amareggiato. Tende ad evitare responsabilità e ad aderire a forme di ostruzionismo o resistenza passiva derivanti dal sentirsi trattato ingiustamente.

Francesca Capozza

“Sei un buono a nulla”, “Non capisci niente”: sono esempi di critiche distruttive in quanto non centrano il comportamento-problema, ma si dirigono solo ad attaccare l’individuo in quanto persona. Gli effetti che possono derivarne sono devastanti: quando gli individui sono turbati o sconvolti non sono più in grado di ricordare, aspettare, imparare o prendere decisioni lucide. Si innesca in tal modo un circolo vizioso di sfiducia, risentimento, irritazione che, danneggia le relazioni instillando sfiducia e dolore. La critica distruttiva crea infatti un senso di impotenza, collera, ribellione che demoralizza ed induce il destinatario a ritirare la propria responsabilità ed il proprio impegno dal compito assegnato.
Una critica ben fatta invece si concentra su ciò che l’individuo ha fatto e ciò che può fare, senza voler vedere il segno della personalità di quella persona.

Se all’individuo viene dato il messaggio che il suo fallimento è dovuto ad un personale difetto immodificabile, sarà portato a perdere la speranza di riuscita e quindi a desistere da ogni tentativo di ripresa.

Formulare una critica, invece, precisa e dettagliata sull’operato della persona, quindi non su cosa la persona è, ma su quello che essa ha fatto, consente di recepire il fallimento come dovuto a condizioni che possono essere modificate e sulle quali poter attivamente intervenire.

Ecco dei piccoli grandi accorgimenti:
1) Essere specifici cioè comunicare nel dettaglio cosa è stato fatto bene, che cosa è stato fatto male e come poter migliorare. Non essere evasivi o generici, ma specifici e precisi;
2) Offrire una soluzione, cioè delineare qualche suggerimento su quali siano i punti deboli che richiedono maggiore attenzione e sviluppo e/o sulle possibili modalità d’intervento.;
3) In privato, cioè le critiche sono massimamente efficaci quando sono enunciate in privato, in un’interazione faccia a faccia, non per iscritto o dinanzi ad altri. Questo, infatti, renderebbe impersonale la comunicazione, privando la persona della possibilità di rispondere o di chiedere chiarimenti;
4) Essere sensibili cioè empatici, in sintonia emotiva con l’altro in modo da cogliere l’impatto che il messaggio (ciò che si dice e come lo si dice) ha sul destinatario della critica. L’incapacità di immedesimarsi nell’altro, percependone sentimenti e pensieri, può indurre alla formulazione di critiche offensive ed umilianti che, invece di motivare a correggere l’errore, sortiscono l’effetto devastante di generare una reazione emotiva negativa di risentimento ed amarezza che portano ad un atteggiamento di chiusura ed allontanamento nel destinatario.

Come reagire ad una critica? E’ necessario considerarla non come un attacco personale, ma come fonte di preziose istruzioni utili per perfezionare il proprio lavoro. È importante evitare di mettersi sulla difensiva e cercare di assumersi le proprie responsabilità.

Se il confronto dovesse raggiungere picchi di difficoltà emotiva, è bene sospendere per una breve pausa l’interazione in modo da metabolizzare il messaggio, calmarsi un po’ e recuperare un atteggiamento lucido e costruttivo, volto ad individuare soluzioni al problema.

È fondamentale pensare alle critiche non come a situazioni di conflitto, in cui ci debbano essere i vinti ed i vincitori, ma come ad una opportunità di crescita professionale, ma anche personale in quanto ci si allena a comunicare e confrontarsi in maniera sana e costruttiva ed a cooperare allo scopo di risolvere il problema comune.

*Psicologa-Psicoterapeuta
Specialista in Psicologia della Salute

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