La cantautrice icona della New Wave conquista il Molise con la sua immensa energia e la passione che l’hanno resa una vera e propria leggenda: “You are the future, people!”


di Pietro Ranieri

ISERNIA. C’è un momento preciso durante il suo concerto in cui si capisce perché Patti Smith è una grande donna libera prima ancora che un’icona e una figura leggendaria della musica contemporanea: è quando, tra una riflessione, una poesia e un brano, tira fuori con semplicità disarmante la tazza di tisana da dietro le casse spia. Ne beve un sorso e fa un sorriso al pubblico che l’acclama in estasi, e poi ricomincia a cantare. A chiunque altro non si ‘perdonerebbe’ un tale livello di complicità, di intimità. Ma la Sacerdotessa del rock non ha bisogno di chiedere nulla.

In circa due ore di spettacolo Patti Smith porta tutta sé stessa in scena, non solo a livello musicale ma soprattutto umano, personale. Il titolo, ‘A tour of italian days’, prende le mosse dal suo libro-diario appena uscito, ‘A book of days’. Una raccolta di fotografie e pensieri che inquadrano ricordi, momenti, storie, amicizie. Lei riprende a piene mani tutto questo bagaglio immenso di vita e lo riporta sul palco, tra musica, narrazione e poesia – memorabile il momento in cui recita L’Infinito di Leopardi in inglese, ricordando l’amico fotografo Robert Mapplethorpe, con cui condivise una tormentata relazione – creando un’atmosfera onirica, sognante, ma anche molto vivida, reale, malinconica, dove permane su tutto l’alone della speranza e della gratitudine.

L’auditorium si trasforma così in un tempio per questa sorta di cerimonia laica, ambientalista, pacifista, femminista, che Patti Smith costruisce con la sola potenza della sua voce, delle sue foto, e della musica – tutto in acustico, eseguita da musicisti di altissimo livello tra cui il figlio Jackson. A quasi ottant’anni è incredibile l’energia che la ‘Lee’ riesce a restituire in scena, anche in qualche umana dimenticanza – “I know every time I make a mistake, you clap for me, thank you!”, scherza. Arriva tutta, disarmante, dirompente, quando davanti a un uditorio ancora un po’ ingessato – forse intimorito dalla grandezza dell’artista, forse disabituato all’inglese – quasi ordina, con gentilezza ma fermezza materna: “Raise your hands people! Feel the power of the blood, the energy flowing through your body, feel the power of creation in you, feel your freedom! You are free! We are free! We won’t let any government, any corporation, pollute our rivers, consume our resources! You are the future people, and the future is now! Retake your land!”. Tutti in piedi, alla fine, per lei, che si toglie il soprabito e diventa davvero una figura ultraterrena, quasi mitologica, una sorta di eroina immortale uscita dalle pagine delle tragedie greche.

“We are all so grateful to be here, while people die in wars, while children are bombed, right now, but we are here, alive and well, and we should be grateful”. Una luce sulle piccole bellezze quotidiane, quelle che immortala anche nei suoi scatti. Sui semplici atti di gentilezza e amore, che rendono la vita degna e bella di essere vissuta. Se c’è un messaggio che ci si porta a casa dopo aver ascoltato Patti Smith, è proprio questo: vivere, ora, per riprendersi il futuro, domani.