Una selezione di brani più intimi, teatrali, ben miscelati ai grandi classici dell’artista romano, in un tripudio di musica, suggestioni visive e pura filosofia. E il palco ‘suona’ molisano con Marco Molino


di Pietro Ranieri

ISERNIA. Cos’è il tempo? Probabilmente avremmo definizioni diverse a seconda dell’interlocutore. Per lo scienziato c’è una risposta, per il saggio un’altra, per il musicista un’altra ancora, come pure per l’uomo della strada. Anche da una riflessione sul concetto del tempo, “il luogo dove avviene il cambiamento delle cose”, nasce l’esigenza narrativa di Max Gazzè e di ‘Amor Fabulas – Preludio’. Uno spettacolo intimo, teatrale, che in una miscela esplosiva di musica, poesia, disillusione romantica, suggestioni visive e pura filosofia costruisce una risposta propria alla domanda iniziale, e non solo.

Gazzè arriva a Isernia su un palco, quello dell’auditorium, quest’anno particolarmente florido d’arte e di concerti memorabili. E lui, com’era prevedibile, non fa eccezione. Gioca a ‘nascondino’, dietro un telo semitrasparente su cui scorrono proiezioni tridimensionali che creano un mondo onirico avvolgente, unico. Poi, il Velo di Maya cade, l’arte diventa artista, la musica prende materia e forma viva, e il concerto entra nel suo pieno.

Alla band storica, composta da Cristiano Micalizzi alla batteria, Daniele Fiaschi alla chitarra, Clemente Ferrari alle tastiere e Max Dedo ai fiati, si aggiungono due nuove importanti figure: Greta Zuccoli ai cori e all’autoarpa e il molisano Marco Molino alle percussioni e al vibrafono. Un apporto fondamentale per creare le atmosfere di cui questo spettacolo ha bisogno. La voce di Zuccoli è eterea, quasi ultraterrena – memorabile il pezzo a due in apertura del bis – e con il resto dei musicisti contribuisce a costruire la tela su cui Gazzè dipinge le sue trame per due ore piene. Sonorità matte si mescolano con quelle più tradizionali in un mixer sperimentale e innovativo, com’è sempre stato nella cifra stilistica dell’artista. Il tutto con una semplicità e una naturalezza quasi imbarazzanti, soprattutto perché dimostrano ancora una volta che la prosopopea degli autoproclamati ‘artisti’ è, appunto, tutta una grande finta quando manca la reale sostanza.

In apertura, un messaggio contro la guerra, contro la violenza, contro l’indifferenza. “Abbiamo perso il senso del grave – recita Gazzè – o forse abbiamo solo perso il senso”. Poi la riflessione sul tempo, di cui si parlava all’inizio. E l’ironia poetica, dissacrante, a tratti quasi dolente, che pervade i testi del cantautore romano. Infine, il ‘treno’ dei grandi successi: ‘Vento d’estate’, poi un’esecuzione straordinaria, da brividi, di ‘Mentre dormi’ – tributata da un lunghissimo applauso che lascia perfino lui di stucco – con ‘Il solito sesso’ a farle da contraltare. E ancora: ‘Favola di Adamo ed Eva’, epitomo della sua carriera ormai trentennale, con un arrangiamento pop-rock trascinante, ruggente, andando poi su ‘Cara Valentina’ – immancabile la citazione a Chet Baker – per finire con ‘Ti sembra normale’, ‘La vita com’è’, ‘Sotto casa’ e ‘Una musica può fare’.

Un concerto estasiante, struggente, divertente, coinvolgente. Tanto quanto il suo interprete principale, che davvero mostra a tutta Isernia cosa ‘una musica può fare’, a 360 gradi.