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Un fiume di luce nella notte: con la ‘Ndocciata Agnone rivendica il ruolo di Capitale della Cultura (FOTO)

Il rito del fuoco più grande e conosciuto al mondo incanta le migliaia di visitatori che hanno raggiunto l’Atene del Sannio: presenze record quest’anno, con Chiara Gamberale madrina della manifestazione e la promessa del ministro Sangiuliano: “Pronto a lavorare per la valorizzazione di questo territorio”


di Pietro Ranieri

AGNONE. Le voci ufficiose e l’impressione dei residenti è unanime: un’edizione così grande della ‘Ndocciata non si era mai vista. L’afflusso di turisti ad Agnone, già nei giorni precedenti, era quello delle grandi occasioni. Pullman e camper – oltre 200, secondo le stime – uno dopo l’altro, hanno raggiunto l’Atene del Sannio che si è riempita di persone ora dopo ora. Circa 30mila le presenze stimate, e lungo il corso principale si vedevano tutte: l’impatto, nella foto postata sui social dallo stesso sindaco Daniele Saia, è mozzafiato.

Possono una tradizione antica e un simbolo potente quanto lo stesso spirito umano raccontare ed esprimere il bisogno e il dolore di una comunità che soffre dell’abbandono, dello spopolamento e dell’impoverimento del proprio territorio? E che proprio da questo dolore ha visto nascere il desiderio di riscatto? Il messaggio arriva forte e chiaro: esistiamo, siamo vivi e bruciamo come il fuoco.

Lo sa bene il primo cittadino che, in un post su Facebook, dopo i ringraziamenti di rito sottolinea il senso più forte che quest’anno ha animato la manifestazione: Agnone, sotto gli occhi dell’Italia intera, si candida a diventarne la Capitale della Cultura. “Questa é stata un’edizione da record – scrive infatti Saia – ci auguriamo sia di buon auspicio per la sfida che ci attende. La strada tracciata da Agnone è quella giusta: grazie a una programmazione unitaria e una visione di rigenerazione del territorio possiamo scrivere gloriose pagine nel presente che guardano con fiducia al futuro. Gioiamo insieme per questo successo, perché é di tutti. Questa é una notte magica: per la ‘Ndocciata, per Agnone, per il Molise, per tutti quelli che amano la nostra terra e lottano per essa”.

E sono davvero migliaia anche quest’anno le persone arrivate a Agnone per partecipare alla ‘Ndocciata. Lungo il percorso si sentono i diversi accenti del Molise, ma anche inflessioni romane, campane, milanesi, perfino straniere. La preparazione a partire dalle 16 circa, la trepidante attesa, e infine i rintocchi della campana provenienti dalla chiesa di Sant’Antonio che hanno aperto la sfilata: circa 800 persone tra portatori e figuranti per oltre 1000 ‘ndocce che hanno illuminato la notte agnonese, con i portatori protetti dalla pesante cappa che ripara dal freddo e dalle ‘vecchie’ – le scintille prodotte dalla combustione. Il corteo di fuoco, come impone la tradizione, è terminato con il Falò della Fratellanza, dove vengono lasciate ardere le strutture in legno sotto lo sguardo meravigliato dei turisti, amorevole degli agnonesi e attento dei vigili del fuoco. Le cinque contrade protagoniste – Colle Sente, San Quirico, Sant’Onofrio, Guastra, Capammonde e capaballe – parlano di quanto questa tradizione sia, più di ogni altra, del popolo e non delle istituzioni. I più piccoli hanno aperto la sfilata, mentre il corteo cresceva fino all’arrivo dei ‘pavoni di fuoco’ finali, composti nel finale da oltre venti fiaccole per un peso che può arrivare anche a 200 kg trasportati da un solo ‘ndocciatore.

Madrina d’eccezione dell’edizione 2023 è stata Chiara Gamberale, come noto di origini agnonesi. Toccante il suo intervento, che la stessa scrittrice ha voluto riportare sui social network: “Stasera ho avuto l’onore e la responsabilità di aprire la ‘ndocciata, la festa più luccicante che c’è e che è ad Agnone, il mio paese d’origine. Grazie Agnone, grazie a ogni ‘ndoccia e a ognuno di voi per darmi l’onore di aprire questa festa. Una festa la cui magia, unica, ha accompagnato come un controcanto la mia vita fin da quando ero bambina… ‘Il Grembo Paterno’: ho intitolato così il mio romanzo dedicato proprio a queste terre, a questa terra: una terra che, appunto, è il mio grembo paterno, perché mio padre, Vito, è nato e cresciuto qui, qui ha formato la sua anima e il suo carattere che poi hanno formato i miei, quelli di mio fratello, oggi dei nostri figli… Avere per grembo il Molise è una responsabilità: perché questo è un meridione uguale solo a se stesso. Un meridione schivo, che non vive di sbandieramenti, che predilige i sentimenti radicati alle emozioni fugaci, come invita a fare la dorsale appenninica che inevitabilmente condiziona i pensieri e i sogni e il destino di chi vive qui”.

“È un mistero, il Molise – continua la Gamberale – a Roma, dove io sono nata e cresciuta, c’è chi fa della facile ironia…Il Molise esiste? Chiede, perché proprio per la sua ritrosia a ogni forma di vanità, questa regione non si è mai sbracciata per farsi notare. Eppure, chi arriva qui è destinato a rimanere stregato, innamorato. Io ogni volta che ho invitato i miei amici – anche oggi sono venute qui con me da Roma tre famiglie a me carissime- li ho scoperti attoniti, immediatamente e intimamente conquistati. Di questa regione, Agnone è uno dei cuori che battono: l’Atene del Sannio…L’epicentro di una rivoluzione culturale e sociale silenziosa, che vide un piccolo popolo difendersi e imporsi…Come? Con la sua volontà e, appunto, con la forza che viene dalle radici dei suoi sentimenti, fra cui la volontà e il coraggio e la dignità e l’ardore, come ancora simboleggia la Tabula Agnonensis, Tavola degli Dei, il primo reperto di letteratura latina del mondo, oggi conservata al British Museum di Londra”.

“Capitale della Cultura, dunque, Agnone lo è perfino senza rendersene conto – sottolinea la scrittrice – e anche per questo, oggi, caldeggio tanto la sua candidatura perché possa diventarlo ufficialmente. E’ un’epoca, la nostra, dove l’apparenza e la logica dei social rischiano di soffocare tutto quello che dà un senso al nostro essere umani nel mondo. La profondità degli affetti. La determinazione negli obiettivi. Il rispetto per la bellezza, per la verità, la fiducia nelle tradizioni. E io sono convinta che Agnone può ricordare all’intero Paese la necessità di rimanere ancorati a questi valori e nello stesso tempo a considerarli un trampolino per trasformare il futuro, nostro e della comunità. Come hanno fatto Gioconda Marinelli, Rosa Maria Delli Quadri, Paola Cerimeli, angelo di luce, per citare solo tre delle donne che hanno portato Agnone nel mondo. Come ha fatto il professor Luigi Gamberale, che nonostante il cognome non mi è parente diretto ma a cui deve tanto la mia formazione. Come ha fatto, fa e farà il Teatro Italo Argentino e la Fonderia Marinelli, nostra gloria, che del suono di Agnone inonda il mondo”.

“Come fanno queste ‘ndocce, fiammiferi giganti che ci invitano a imitare le stelle, a fare come loro: che più il buio aumenta, più diventano belle. Come fa ogni angolo segreto, ogni timida chiesa, ogni cucina delle case di questo fiero e audace e ostinato paese. Agnone, grembo paterno e materno insieme, perché terra maestra di asperità e di accoglienze, di riservatezza e generosità, di istinti e di sapienza: ti vogliamo Capitale. Ma comunque, per noi, già lo sei. E adesso tocca a te, adesso illuminati, adesso illuminaci, come solo tu sai fare”, ha concluso la Gamberale.

Le ha fatto eco il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, anche lui agnonese di sangue: la madre, Adele Marinelli, è nata in Agnone nel 1931 per poi trasferirsi a Napoli dopo le nozze. Per il secondo anno presenzia alla manifestazione e ricorda con affetto: “Per me Agnone è un luogo dell’anima, dove ritrovo i miei ricordi”. Poi ha sottolineato l’importanza del rito, evidenziando che “il fuoco è simbolo della nostra e vostra identità”. “Ad Agnone – ha detto infine – ritrovo le mie radici e sono pronto a lavorare per la valorizzazione di questo territorio”.

Istituzioni, cittadini ed esponenti del mondo intellettuale fanno tutti il tifo per Agnone, che non a caso già da sola conferma il suo nomignolo di Atene del Sannio. La conferma ufficiale della sua importanza per tutta l’Italia è solo una formalità, come suggerito anche dalla Gamberale: “Ti vogliamo Capitale, ma per noi, già lo sei”.

  • Ndocciata 2023
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