Prosegue la lotta serrata a due tra Inter e Juventus per lo scettro del campionato


di Matteo Mongiello

ROMA. Prosegue la lotta serrata a due tra Inter e Juventus per lo scettro del campionato, con un Milan attardato che perde punti pesantissimi nella trasferta di Bergamo e con Roma e Fiorentina a dividersi la posta in gioco all’Olimpico; nelle parti basse fondamentale trionfo in volata per il Cagliari mentre sprofonda la Salernitana in casa contro uno spumeggiante Bologna.

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IL MIGLIOR ATTACCO È LA DIFESA. Nell’affascinante rincorsa all’Inter di Simone Inzaghi, sicuramente più propositiva e voltata al dominio sugli avversari, la Juventus risponde con il pragmatismo e la concretezza, marchi di fabbrica di mister Allegri, capace di pescare dal suo mazzo, in questa stagione, un arma al momento fondamentale come i gol con la difesa, già più di una volta decisivi per la conquista dei tre punti.

Come un dejavù della trasferta dell’U-Power stadium di settimana scorsa, è toccato ancora una volta a Federico Gatti togliere ‘le castagne dal fuoco’ nello scontro diretto al Napoli di Venerdì, con la sua terza rete in questa stagione, capace di svettare più in alto di tutti su un cross perfetto di Cambiaso e diventando così il difensore con più gol nella Serie A 2023/2024 e quarto miglior realizzatore difensivo nei cinque maggiori campionati europei.

VADO AL MASSIMO. Debacle con il Sassuolo e uno scialbo derby d’Italia a parte, il famoso ritornello di un grande tifoso nerazzurro come Vasco Rossi sembra essere stato scritto proprio per spiegare al meglio l’avvio di stagione dell’Inter, macchina perfetta e schiacciasassi che detiene al momento la miglior difesa- solo sette reti subite- e il miglior attacco – trentasette gol, ben nove in più della Roma seconda-oltre a poter vantare in rosa il capocannoniere Lautaro Martinez e l’assistman Marcus Thuram.

Per rispondere alla precedente vittoria della Juventus, nel solito tutto esaurito di San Siro i nerazzurri demoliscono un Udinese impotente, chiudendo la pratica con tre reti in sette minuti a ridosso dell’intervallo- targate Calhanoglu, Di Marco e Thuram- per poi permettere a Lautaro nel finale di realizzare il ventottesimo gol del suo anno solare, eguagliando così due mostri sacri come Diego Milito e Christian Vieri, e il quattordicesimo in A, allungando il distacco sugli inseguitori per il titolo di capocannoniere.

LA SENTENZA PAVOLETTI. Al minuto 94 di Cagliari-Sassuolo il punteggio di 0-1 condanna i sardi al penultimo posto in classifica e alla nona sconfitta in quindici giornate, numeri tutt’altro che rassicuranti per rincorrere la salvezza, ma l’Unipol Domus percepisce nell’aria che da lì a poco si sarebbe realizzato l’ennesimo momento di follia della carriera di Leonardo Pavoletti, subentrato nell’assalto alla porta di Consigli dopo il rosso a Tressoldi.

Il gol annullato a Bajrami per fuorigioco al 92’,che avrebbe definitivamente chiuso il match, fa partire la magia, prima con il ritorno al gol di Gianluca Lapadula, stoicamente rimasto in campo dopo l’ennesima rottura del setto nasale, e poi con una meravigliosa rovesciata  proprio di Leonardo Pavoletti a recupero inoltrato, più lesto di tutti ad avventarsi funambolicamente su una torre di Shomurodov, realizzando la quarta rete nei minuti finali in meno di sei mesi, portando fuori dalle zone rosse i cagliaritani e dando vita definitivamente così alla Zona Pavoletti.

FLOP

BERGAMO CROCE E DELIZIA. Il rapporto di Stefano Pioli con l’Atalanta è turbolento tanto quanto una relazione tra giovani fidanzati, piena di alti e bassi, di gioie indimenticabili e di ferite troppo difficili da lenire, e l’ennesimo capitolo scritto al Gewiss sabato è di quelli dolorosi e probabilmente inguaribili, arrivato proprio prima di una ultima giornata di Champions che potrebbe definitivamente chiudere una storia d’amore tra il tecnico e i rossoneri lunga quattro anni.

Il 22 dicembre del 2019 una super dea spazza via i rossoneri con il risultato di 5-0, senza poter però sapere che il punto più basso della gestione Pioli si trasformerà nella rinascita più splendente, che passerà proprio da Bergamo due anni dopo per regalare il ritorno in Champions all’ultima giornata e sarà la ciliegina sulla torta l’anno successivo per riportare lo scudetto ricamato sulla divisa rossonera, in un San Siro addobbato a festa e con le casse impostate su una playlist a una singola canzone remixata in ‘Pioli is on fire’ e hit per tutta l’estate.

Da quel momento in poi il tecnico da Parma, complici anche errate scelte societarie, sembra aver perso il controllo dello spogliatoio – riuscendo ad ottenere un biglietto per l’Europa che conta solo per merito della giustizia sportiva nella passata stagione- e ripartendo in quest’annata con ben quattro sconfitte in campionato ed una quasi certa eliminazione ai gironi di Champions, arrivando alla chiusura del cerchio, quattro anni dopo, con il 3-2 allo scadere di Muriel in quella che, per Stefano Pioli, si è trasformata nella fatal Bergamo.