La conferma dalle analisi eseguite dall’Istituto Zooprofilattico. La carcassa è stata rintracciata dai veterinari dell’Asrem


ISERNIA.  Caccia al cinghiale: grazie ai controlli continui e costanti è stato possibile accertare la presenza di tracce di di trichinella in uno degli esemplari abbattuti nei giorni scorsi in provincia di Isernia. 

La conferma è arrivata dalle analisi effettuate su un campione dall’Istituto Zooprofilattico di Isernia diretto dal dottor Addolorato Ruberto.

La carcassa del cinghiale è stata rintracciata dai veterinari dell’Asrem. Continua dunque il lavoro in sinergia effettuato con l’Ambito Territoriale di Caccia n.3 e con il servizio veterinario dell’Asrem sta dunque consentendo un monitoraggio puntuale, scongiurando possibili criticità.

Come riportato dal Ministero della Salute, infatti, la gravità dell’infezione è dovuta principalmente “alla dose di larve infettanti ingerite e può variare da forme benigne a forme gravi che, in seguito a complicazioni cardiocircolatorie, respiratorie o neurologiche, possono portare al decesso del paziente. Generalmente la malattia ha un carattere epidemico in quanto più soggetti consumano le carni infette. I casi singoli sono rari”.

Per questo tutti i cinghiali abbattuti sono sottoposti a controllo per la trichinella sulla scorta di un meccanismo di autocontrollo da parte dei cacciatori che consiste nell’invio di campioni tramite l’Atc all’Istituto Zooprofilattico, al fine di interrompere la catena di trasmissione ed evitare casi di malattia all’uomo, secondo quanto previsto dal REG. CE, 2075/2005, oltre ad essere garanzia di salubrità dei consumatori finali a cui spesso le carni vengono destinate.