Cinquemila firme da raccogliere per chiedere il referendum. Il presidente Bucci: “Partiamo dal nostro capoluogo per poi accorpare anche Campobasso”


di Giuliano Vacca

ISERNIA. Cinquemila firme per chiedere il referendum necessario a far tornare la Provincia di Isernia con l’Abruzzo. È questa in sintesi la richiesta lanciata dal comitato promotore che in conferenza stampa ha spiegato l’iter da seguire.

“La prima cosa da fare – ha spiegato l’avvocato Ottavio Balducci – è raccogliere 5mila firme che serviranno a proporre alla Provincia di Isernia l’adozione di una delibera per chiedere formalmente, tramite la Corte di Cassazione, l’indizione di un referendum attorno al quesito. A quel punto il Governo lo segnalerà al Presidente della Repubblica. Una volta celebrato il referendum, il risultato sarà valutato dalla Corte di Cassazione che lo indirizzerà al Governo affinché quest’ultimo poi adotti una legge ordinaria per far passare questo territorio con la Regione Abruzzo”.

“Il nostro obiettivo finale – ha spiegato il presidente del comitato Antonio Libero Bucci – è ovviamente quello di riagganciare l’intero Molise all’Abruzzo. I territori di queste due regioni sono praticamente omogenei, come in nessun altro caso in Italia. Con l’aiuto di avvocati esperti abbiamo optato per un referendum sulla Provincia di Isernia per motivi di natura legislativa perché non esiste, infatti, un percorso semplice per accorpare direttamente le regioni. Servirebbero, in quel caso, una legge di natura costituzionale e il consenso dei Consigli regionali di entrambe le regioni coinvolte. È chiaro che i nostri consiglieri regionali, beneficiari della divisione, non acconsentirebbero mai pur di mantenere i loro lauti compensi”.

“Se la provincia di Isernia andasse con l’Abruzzo – ha continuato Bucci – la conseguenza sarebbe una: il Molise perderebbe ancora di più la sua consistenza e quindi anche la provincia di Campobasso si troverebbe a dover operare lo stesso passaggio. In quel caso per annullare la Regione ci sarebbe bisogno di una legge costituzionale e e a quel punto i politici nazionali dovrebbero assumersi le proprie responsabilità: non avrebbe senso tenere in vita una regione con pochissimi abitanti e un gettito fiscale ridotto al minimo”.

“Nei comuni – ha concluso il presidente – allestiremo dei banchetti per parlare con la popolazione, ovviamente cerchiamo anche dei collaboratori. Se arriviamo a 5000 firme poi facciamo il referendum e giochiamo la nostra partita”.

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