Castelpetroso, insediato l’arcivescovo Colaianni: “Il Vangelo ci sollecita a incontrare le periferie” (FOTO e VIDEO)

Il nuovo pastore della diocesi di Campobasso-Bojano ha espresso le linee programmatiche del suo ministero: partire dalla marginalità per tornare al centro con l’Eucaristia, pace tra gli uomini e salvaguardia del Creato, nel solco tracciato da Cristo e dalle Sacre Scritture. Assieme, verso il Giubileo 2025


di Pietro Ranieri

CASTELPETROSO. “Mi sento già molisano”. Così il nuovo arcivescovo della Diocesi di Campobasso-Bojano, monsignor Biagio Colaianni, ha salutato il Gregge che Dio, nella sua Misericordia, ha deciso di affidargli per tramite di Papa Francesco. Accolto da una Castelpetroso in festa presso la Basilica Minore dell’Addolorata, patrona del Molise, Colaianni ha baciato il terreno che sarà teatro del suo ministero e ha incontrato i bambini delle scolaresche locali, prima di salire i gradini del sagrato e ricevere i saluti delle autorità presenti.

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Ad aprire la cerimonia il prefetto di Campobasso Michela Lattarulo, che ha confermato la “proficua collaborazione con le istituzioni, consolidata in questo territorio” che ha definito popolato da “una comunità operosa, impegnata a preservare la sua storia e le sue tradizioni, e al contempo determinata a risolvere i problemi del presente e ad affrontare le sfide del futuro”. Percorsi “virtuosi” che, sottolinea il prefetto, “rappresentano un’esperienza quotidiana” nella provincia di Campobasso.

Le ha fatto eco il prefetto di Isernia, Franca Tancredi, sottolineando “il dovere” di supportare il nuovo arcivescovo nel suo operato: “Un punto di riferimento fondamentale non solo per la comunità cattolica, ma anche per quella civile, nel percorso di vita e nelle difficoltà che ogni giorno, con impegno, deve affrontare e superare”. E ha rimarcato “piena e incondizionata disponibilità nel costruire condivisi percorsi di crescita in un contesto territoriale ove lavoro, servizi, immigrazione e legalità rappresentano temi di forte attualità”.

È seguito poi il benvenuto del sindaco di Castelpetroso Michela Tamburri, anche a nome dei 46 primi cittadini della diocesi, nella Basilica Minore dell’Addolorata, “un luogo santo e di riflessione in cui chiunque può cercare riparo e risposte alle tante difficoltà della vita, un gioiello incastonato nelle rocce del massiccio del Matese”. E ha fatto dono a monsignor Colaianni di un’opera realizzata a mano dal maestro Nicola Tamburri: un mortaio di pietra, “lo stesso materiale con cui è fatta la Basilica, la stessa pietra che gli artigiani di Oratino scolpirono una ad una lasciando un segno indelebile del loro encomiabile e duro lavoro sulle facciate di questo tempio”. A portare l’augurio di collaborazione e l’accoglienza delle loro città anche i sindaci di Campobasso e di Bojano, Paola Felice e Carmine Ruscetta.

Anche il presidente della Regione Francesco Roberti ha ribadito il clima di “condivisione e di lavoro in sinergia, perché i molisani sapranno lavorare in squadra e, quando lo fanno, riescono a raggiungere i propri ambiziosi obiettivi”. Un arrivo, quello di Colaianni, che ha suscitato “grande attesa”, ha sottolineato Roberti: “Conoscerà presto il popolo molisano, molto simile a quello lucano. Siamo persone semplici, tenaci e legate ai veri valori cristiano-cattolici, alle tradizioni che caratterizzano le singole comunità locali“. Poi, il pensiero a Monsignor Giancarlo Bregantini, arcivescovo emerito. “Lo salutiamo e ringraziamo per quanto fatto, in tutti questi anni”, ha detto il presidente Roberti.

Bregantini che non ha mancato di inviare i suoi ringraziamenti personali, accorati e commossi, dopo trent’anni di servizio episcopale prima nella Locride e poi in Molise. “Se uno porta veramente Cristo – ha detto Bregantini – indossa la sua tunica bianca, fatta di accoglienza e gentilezza verso tutti, specie verso i poveri che sono stati la mia compagnia quotidiana, camminando con voi, specie nelle lunghe e sofferte udienze”. A loro va il primo grazie dell’arcivescovo emerito, che poi ha un pensiero per i confratelli vescovi, per i collaboratori che gli sono stati vicini, per gli uffici pastoriali e i presbiteri, per gli enti e le associazioni che lo hanno sostenuto e accompagnato, per le consacrate, i diaconi, le realtà educative e agricole, la stampa, il mondo della sanità, i tanti movimenti nei loro “diversi carismi”, i seminaristi. E infine, un grazie al “carissimo Biagio”, perché “hai accolto questa chiamata da Dio”. Tre auguri ha riservato Bregantini al suo successore: riuscire a formare un solo corpo vivente con la Chiesa del Molise, nella Luce della Pasqua; portare l’abbraccio del ‘Buon Pastore’, “con un cuore grande, a vicini e lontani”. E infine, “sentirmi accanto a te, nella comunione silenziosa e devota, come chi si appresta ora ad accogliere l’invito dolce del Signore, di ‘andare in disparte’ a riposare un po’, per gustare ancor più la Sua presenza”.

Infine, il nuovo arcivescovo della diocesi di Campobasso-Bojano ha rivolto il suo saluto alla comunità e ai presenti, ringraziando la Santissima Trinità per il dono del ministero concessogli. E spiega: “Qual è la prospettiva nella quale mi pongo, qual è il programma che ho, che vorrei e che penso di attuare?”. La risposta, per Colaianni, “esiste già, da sempre”: “Vivere e attuare il Vangelo annunciandolo a tutti nella testimonianza dell’amore di Dio. Basterebbe, se lo accogliessimo non come una semplice idea, ma come il progetto che Dio ha su ognuno di noi, per amarci e salvarci”.

“Annunciare il Vangelo ci sollecita ad incontrare le periferie, l’uomo di periferia non per collocazione geografica, ma l’uomo che è distante da Dio – ha detto poi l’arcivescovo – Dalla periferia al centro e fondamento, alla sorgente, all’altare, all’Eucaristia“.

“Andiamo verso il Giubileo del 2025 che ci invita a ritrovare il valore e il gusto della preghiera che è fondamento della fede, espressione della relazione con Dio, incontro e comunione con ogni fratello – ha poi aggiunto – Siamo invitati ad avere custodia e salvaguardia del Creato. Ormai è evidente che per interessi di parte e di potere, per ingordigia e avidità di consumare ogni bene, dimentichiamo che la Terra è dono di Dio di cui siamo affidatari perché tutti ne godano e ne abbiano beneficio”.

Il programma di sempre – ha spiegato – è quello di realizzare la pace tra gli uomini impegno di ogni tempo, adesso il nostro, pervaso di guerre fratricide, insensate, inutili, assurde, che deturpano i volti innocenti dei tanti bambini e popoli con i quali si dovrebbe costruire con fiducia e speranza un futuro di pace”. E per realizzare questi punti, Colaianni è certo: “Il vescovo, da solo, non può realizzare i progetti di salvezza di Dio. Mi siete affidati come gregge al suo pastore, ma è pur vero che il gregge fa vivere il suo pastore. Assieme possiamo far sì che ogni programma non resti un’idea o solo un proposito e che ogni persona si senta coinvolta come in una famiglia, parte del popolo che Dio ama”.