Nella rete della Guardia di Finanza è finita una società di trasporto merci


CAMPOBASSO. Indebita compensazione di crediti esistenti: questa l’accusa formulata nei confronti di una società di trasporto merci su strada che opera nella provincia di Campobasso, finita nella rete della Guardia di Finanza.

Il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria, sotto la direzione della Procura ha dato esecuzione – a seguito di apposito provvedimento emesso dal Gip – ad un sequestro preventivo in via diretta, di disponibilità finanziarie per un ammontare complessivo di 530.000 euro nei confronti dell’impresa.

L’INCHIESTA. Le indagini sono partite da accertamenti di natura fiscale eseguiti dalle Fiamme Gialle, nell’ambito dei quali è emerso che l’impresa, attraverso false ricostruzioni contabili, aveva indebitamente beneficiato di crediti di imposta che l’ordinamento azionale riconosceva per le attività di “ricerca e sviluppo” (R&S), utilizzandoli in luogo del pagamento delle imposte che sarebbe stato dovuto per gli anni 2020 e 2021.

Gli accertamenti successivi hanno consentito di appurare il difetto assoluto dei requisiti previsti, ai sensi della normativa e della prassi di riferimento, al fine di beneficiare delle agevolazioni. In pratica è stata riscontrata la sostanziale inesistenza dei crediti compensati, in quanto riferiti sia ad obiettivi progettuali mai realizzati, sia a spese del tutto comuni non imputabili alla specifica agevolazione, certificate da documentazione contabile e tecnica connotata da numerose e ripetute irregolarità e incongruenze.

La società ha indicato, infatti, quali obiettivi dell’attività progettuale, lo sviluppo di un particolare software autoprodotto, che non è stato mai realizzato, ed il potenziamento del know-how aziendale, tradottosi in una comune acquisizione di un bene strumentale, con mere modifiche funzionali all’ordinario svolgimento dell’oggetto sociale. Sono stati inoltre imputati all’attività progettuale costi che in realtà erano stati sostenuti per il normale funzionamento dell’impresa. In tal modo la società ha ottenuto l’indebito vantaggio di non versare le imposte dovute, portando in compensazione i crediti fiscali che si era attribuita attraverso i detti artifici contabili.

IL SEQUESTRO. Il sequestro preventivo disposto in via diretta e per equivalente in via sussidiaria, volto a conservare il profitto del reato ai fini della successiva confisca, “si inserisce – evidenzia in una nota il procuratore di Campobasso Nicola D’Angelo – nel contesto delle linee di intervento di questa Procura della Repubblica volte alla repressione dei reati da realizzarsi, non soltanto intervenendo sui presunti autori, ma anche aggredendo i beni che ne costituiscono il profitto. Questo in un’ottica di deterrenza e di recupero alla collettività di quanto illecitamente acquisito, avvalendosi del contributo specialistico della Guardia di Finanza”.