Questa mattina l’incontro a Campobasso. D’Alessandro: “Non deve compromettere l’accessibilità e la qualità dei servizi, che sono diritti fondamentali dei cittadini”


CAMPOBASSO. Nella mattinata di oggi, SLP-CISL, UIL-POSTE, SLC-CGIL e UGL-COM hanno incontrato il prefetto di Campobasso Michela Lattarulo per discutere le conseguenze della potenziale privatizzazione di Poste Italiane. La richiesta di convocazione, avanzata oltre un mese fa dai sindacati della regione, mirava a esaminare i possibili effetti negativi che questa misura potrebbe avere sul territorio.

I sindacati hanno presentato al prefetto una situazione estremamente critica, sottolineando l’urgenza di modificare l’attuale decreto sulla privatizzazione. Hanno espresso preoccupazione “per le ripercussioni che tale privatizzazione potrebbe avere sui servizi postali, sull’occupazione, sulla qualità del lavoro dei dipendenti di Poste Italiane e sull’accesso ai servizi per le comunità locali, specialmente nelle aree più remote e svantaggiate”

“È fondamentale – ha sottolineato Antonio D’Alessandro, rappresentante della SLP-CISL Molise, ha dichiarato – che ogni decisione riguardante il futuro di Poste Italiane tenga conto dell’importanza strategica che l’azienda riveste per il Molise e per l’intero Paese. La privatizzazione non deve compromettere l’accessibilità e la qualità dei servizi postali, che sono diritti fondamentali dei cittadini”.

Le ragioni del ‘no’:

Servizio pubblico essenziale: Poste Italiane garantisce un servizio pubblico essenziale, soprattutto nelle aree meno accessibili del territorio nazionale. La privatizzazione potrebbe compromettere l’obbligo di servizio universale, lasciando le comunità più isolate senza un adeguato accesso ai servizi postali.

Occupazione e condizioni lavorative: La privatizzazione potrebbe portare a una revisione delle condizioni lavorative e occupazionali, mettendo a rischio la stabilità di migliaia di dipendenti e la qualità del servizio offerto ai cittadini.

Qualità del servizio: La logica del profitto, tipica del settore privato, potrebbe prevalere sull’interesse pubblico, riducendo la qualità e l’efficienza dei servizi postali, fondamentali per il tessuto economico e sociale del Paese.

Sicurezza dei dati: Poste Italiane gestisce un’enorme quantità di dati sensibili. La privatizzazione solleva significative preoccupazioni riguardo alla sicurezza e alla privacy di tali informazioni.

Equità territoriale: La presenza capillare di Poste Italiane assicura equità territoriale e coesione sociale. Una gestione privata potrebbe non garantire la stessa uniformità di servizio, creando disparità tra le diverse aree del Paese.

Non economicità della vendita: Poste Italiane è un’azienda che genera utili significativi. La vendita di un’entità profittevole priverebbe lo Stato di una fonte di reddito stabile e rappresenterebbe una scelta economicamente discutibile, disperdendo il valore accumulato da un’azienda pubblica efficiente e ben gestita.

Le organizzazioni sindacali attendono ora un riscontro concreto “e si impegnano a continuare il dialogo con le istituzioni per tutelare i lavoratori e garantire la continuità di un servizio essenziale per la collettività”.