Stefano e Bianca hanno deciso di scegliere l’ospedale ‘Veneziale’ per l’arrivo della piccola Melissa: “In reparto professionalità ed empatia”


di Pietro Ranieri

ISERNIA. In un panorama in cui il futuro dei presidi sanitari locali è spesso al centro del dibattito, è bello sentire voci fuori dal coro che evidenziano le qualità dell’ospedale di Isernia, in particolare del suo reparto di Ostetricia e Ginecologia. A raccontare la sua storia è Stefano, un fisioterapista che – pur lavorando nel settore privato e senza alcun legame con l’ospedale pubblico – ha deciso di condividere ai microfoni di isNews l’esperienza avuta con la moglie Bianca: la decisione di dare alla luce la prima figlia, Melissa, proprio a Isernia.

Il suo racconto inizia fin dal corso preparto, dove già aveva notato una tendenza che lo lasciava perplesso: “Quasi la metà dei futuri genitori, perlopiù di Isernia e della zona, mi dicevano: ‘Guarda, andiamo a partorire altrove’. C’era questa specie di ‘fissazione’ per la Terapia intensiva, nonostante le rassicurazioni ricevute all’ospedale di Isernia sulla capacità del personale di gestire le emergenze, e voci per le quali a Isernia le gestanti non venissero seguite al meglio”. Poi il ricovero al ‘Veneziale’, in quello che fin da subito è stato “un ambiente veramente ospitale”.

La nascita di Melissa, avvenuta il 17 luglio alle 23:30, è il fulcro della sua testimonianza. Bianca era stata ricoverata il pomeriggio precedente a causa di contrazioni più intense, e fin da subito, Stefano ha riscontrato una grande disponibilità del personale, che ha permesso senza esitazioni il ricovero. Il suo elogio è rivolto a tutti: “Dalle dottoresse alle ostetriche, dalle ginecologhe ai pediatri, veramente tutti molto preparati”, una preparazione e una disponibilità che, a suo dire, “non è più così facile trovare in tutti gli ospedali: dalla Ginecologia, alla Pediatria, al Nido, sono tati tutti splendidi”.

Un dettaglio che lo ha colpito profondamente è stata la gestione del travaglio, che a Isernia è avvenuta in una sala appositamente attrezzata e non nella camera con gli altri pazienti: “C’erano profumatori, lampade colorate, un’atmosfera quasi di casa. Magari sono dettagli apparentemente secondari, ma si sono rivelati di molto giovamento per Bianca nel gestire lo stato di agitazione e dolore”. Ma ciò che ha reso l’esperienza davvero indimenticabile, ricorda Stefano, è stata “la disponibilità e l’affetto del personale medico e ostetrico. Proprio durante il travaglio le ostetriche se l’accarezzavano, se l’abbracciavano, proprio come una mamma abbraccia una figlia. Ci hanno messo a nostro agio e hanno trasformato un momento di dolore fisico in un ricordo positivissimo”.

“Lo sforzo lo dovrebbero fare i cittadini molisani, gli isernini – racconta Stefano – è sbagliato il comportamento di chi sceglie di partorire altrove per poca fiducia o a causa delle voci che girano. Il reparto maternità di Isernia è sempre attaccato dalle dicerie e forse anche per questo rischia la chiusura”. La fuga di pazienti da Isernia verso altri punti nascita, oltre a denotare una mancanza di fiducia, “rischia di far chiudere dei reparti che qui veramente sono vitali ed essenziali per una qualità di sanità pubblica”.

“Mi rivolgo ai miei concittadini – dice poi in chiusura – non sentissero troppo le chiacchiere, ma vedessero coi propri occhi le reali qualità del nostro ospedale. Il punto nascita di Isernia ha il potenziale per essere una vera eccellenza, proprio il primo punto nascita in Molise, ma questa realtà rischia di dover chiudere a causa delle voci. Il personale fa ogni giorno sacrifici eccezionali, i ginecologi fanno doppi e tripli turni, le ostetriche sono presenti anche quando non dovrebbero, tutto per tirar avanti un reparto che hanno creato loro, non altri”.