Il Rapporto Svimez restituisce un quadro complesso, segnato da un marcato rallentamento dell’economia locale e da una difficoltà strutturale nel trattenere capitale umano qualificato
CAMPOBASSO. Pil ‘in rosso’ e giovani in fuga: il Molise si conferma uno dei territori più fragili del Mezzogiorno. Nonostante la crescita dell’occupazione giovanile registrata a livello meridionale, la regione continua a perdere giovani e vede peggiorare i principali indicatori economici. A certificarlo è il Rapporto SVIMEZ 2025 – “Freedom to move, right to stay”, che restituisce un quadro complesso, segnato da un marcato rallentamento dell’economia locale e da una difficoltà strutturale nel trattenere capitale umano qualificato.
Il dato più allarmante riguarda l’andamento del Pil: nel 2024 l’economia molisana ha registrato una contrazione dello 0,9%, la performance peggiore dell’intera area meridionale e una delle più negative del Paese. La SVIMEZ attribuisce questo risultato al crollo delle costruzioni, diminuite del 12,7% e protagoniste della flessione più marcata a livello nazionale. Il settore industriale, dal canto suo, ha sfiorato un arretramento del 3%, aggravando ulteriormente il quadro, mentre i servizi sono rimasti stagnanti e incapaci di compensare la debolezza degli altri comparti. Anche osservando la crescita cumulata del quadriennio 2021-2024, il Molise conferma la sua fragilità, fermandosi a un incremento del Pil del 3,6%, molto lontano dalle performance di regioni come Sicilia, Campania o Abruzzo, che hanno fatto segnare progressi superiori o in linea con la media meridionale.
Alla debolezza economica si aggiunge una tendenza demografica che rischia di compromettere il futuro stesso della regione. Nel triennio 2022-2024 il Molise ha perso 3.190 giovani tra i 25 e i 34 anni, una cifra che, rapportata alla dimensione demografica della regione, assume proporzioni drammatiche. La maggior parte di loro si è trasferita nel Centro-Nord, dove si concentrano opportunità professionali più dinamiche e coerenti con i percorsi formativi intrapresi; più di mille, invece, hanno scelto di emigrare all’estero. È il riflesso del paradosso messo in evidenza dalla SVIMEZ: nonostante nel Mezzogiorno l’occupazione giovanile sia cresciuta in modo significativo negli ultimi anni, questa non si traduce in condizioni di vita migliori né in prospettive professionali adeguate.

Il Molise, come altre regioni meridionali, continua a investire nella formazione dei giovani senza riuscire a trasformare quel capitale umano in crescita e innovazione locali. Si tratta della cosiddetta “trappola del capitale umano”: il Sud forma competenze che poi si riversano sul Centro-Nord o su altri Paesi, alimentando il processo di sviluppo di territori più dinamici e privando invece quelli d’origine delle energie necessarie per progredire. È una dinamica che, su scala meridionale, ha prodotto una perdita stimata in 132 miliardi di euro negli ultimi venticinque anni, e che nel caso molisano assume risvolti ancora più marcati, data la fragilità della base produttiva regionale.
Sul fronte degli investimenti pubblici, il PNRR ha contribuito a rafforzare la capacità amministrativa dei Comuni, anche in Molise, che hanno accorciato i tempi di progettazione e avviato nuovi cantieri per asili nido, edilizia scolastica e sanità territoriale. Questi interventi rappresentano un cambiamento importante nella dotazione delle infrastrutture sociali, ma la loro efficacia dipenderà dalla capacità di garantirne la sostenibilità nel tempo. Il rischio, avverte la SVIMEZ, è che senza risorse strutturali e personale adeguato, i miglioramenti introdotti dal PNRR si rivelino temporanei.




