L’istanza di Consumerismo No Profit APS, a seguito delle segnalazioni: “Le famiglie non possono subire scelte in contrasto con il Regolamento”


ISERNIA. L’annunciato aumento delle rette dell’asilo nido comunale di Isernia, previsto dall’amministrazione a partire da gennaio 2026, viene giudicato illegittimo da Consumerismo No Profit APS, che attraverso la delegazione regionale del Molise ha inviato al Comune una formale diffida.

“La decisione – si evidenzia in una nota – nasce dalle numerose segnalazioni di famiglie preoccupate per l’impatto economico del provvedimento e per la sua presunta irregolarità. A sostegno della propria posizione, l’associazione cita il Regolamento del Servizio Asilo Nido approvato dal Consiglio comunale, che stabilisce chiaramente come la retta comunicata al momento dell’ammissione ‘rimane invariata per la durata dell’anno educativo’. Una norma che impedisce qualsiasi modifica tariffaria nel periodo compreso tra settembre e luglio per gli utenti già iscritti”.

Secondo Consumerismo, dunque introdurre un incremento a metà anno non solo contrasterebbe con il regolamento vigente, ma violerebbe anche i principi di correttezza amministrativa e tutela dell’affidamento, fondamentali nei servizi rivolti alle famiglie.

L’associazione sottolinea inoltre che l’aumento produrrebbe ripercussioni economiche significative “soprattutto considerando che il Bonus Nido INPS non sarà disponibile prima di marzo 2026 e che i rimborsi arriveranno non prima di maggio. Fare affidamento su futuri incentivi statali per giustificare aumenti immediati è una scelta priva di fondamento giuridico e potenzialmente pregiudizievole”.

“Ogni aumento a gennaio è illegittimo e va immediatamente ritirato” – dichiara l’avvocato Paolo Di Donato, delegato Regionale del Molise di Consumerismo No Profit nonchè Delegato Nazionale al Comparto legale +Tutela – Le famiglie hanno diritto alla stabilità delle tariffe e alla massima trasparenza amministrativa. Il Bonus Nido non può essere usato come strumento per giustificare aumenti imposti fuori dalle regole: i genitori non possono diventare una cassa di compensazione per esigenze di bilancio”.

Da qui la richiesta al Comune di fare un passo indietro e aprire un confronto con le famiglie.