Scattate le ordinanze di divieto di avvicinamento. Le misure sono state eseguite dalla Polizia su richiesta della Procura
CAMPOBASSO. Hanno trasformato in un inferno di paura e violenza la vita delle loro ex compagne e quelle dei loro figli. Una storia andata avanti per tanto, troppo tempo. A mettere, si spera, fine all’incubo ci ha pensato la Polizia. Nei confronti dei due molisani sono scattate le ordinanze di divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico. Le misure sono state eseguite su richiesta della Procura di Campobasso.
La Squadra Mobile ha dato esecuzione alla prima ordinanza nei confronti di un trentenne del capoluogo, indagato per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate ai danni dell’ex compagna, 26 anni.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le condotte violente – fisiche e verbali – sarebbero iniziate già nel 2019 e sarebbero state commesse anche in presenza dei due figli minori, oggi di 6 e 3 anni. Nonostante la fine della convivenza, gli episodi sarebbero proseguiti durante gli incontri per la gestione dei bambini.
Tra gli episodi contestati figura anche l’effrazione della porta d’ingresso dell’abitazione della donna, avvenuta utilizzando un piede di porco. In quella circostanza l’uomo sarebbe stato bloccato dalle Volanti della Polizia di Stato. L’episodio più recente risalirebbe a novembre: l’indagato, giunto in stato di ubriachezza per riconsegnare i figli, avrebbe aggredito l’ex compagna e due amici intervenuti in suo aiuto, sempre davanti ai minori.
Provvedimenti analoghi nei confronti di un quarantenne campobassano indagato per minacce gravi e lesioni personali aggravate ai danni dell’ex moglie, 26 anni.
Gli accertamenti avrebbero ricostruito una relazione interrotta nel 2024 con il divorzio, seguita da un tentativo di riconciliazione nel 2025. Secondo le indagini, la donna avrebbe poi deciso di interrompere nuovamente la convivenza a causa dei comportamenti oppressivi del compagno. L’episodio più recente risalirebbe a novembre, quando una discussione sulla gestione della figlia minore sarebbe degenerata in un’aggressione fisica all’interno di una struttura sanitaria, interrotta dalle urla della vittima.




