La lettura psicologica di Francesca Capozza sul dramma che si è consumato in Svizzera a Capodanno: “Tanti i fattori in gioco”
R.Francesca Capozza*
ISERNIA. Davvero non ci capacitiamo come una tragedia preannunciata, quale quella di Crans Montana, non si sia potuta evitare.
Tanti i fattori in gioco:

– in primis, la licenza ad un locale che di lecito non aveva niente: alcuna misura di sicurezza, né strutturale (vie di fuga, uscite di emergenza, sistemi di areazione e antincendio, estintori) né di personale interno (nessuna vigilanza, comportamenti a rischio proprio dei camerieri, ecc..);
– i clienti erano in maggioranza minorenni. Questo dovrebbe portarci a pensare finalmente se li stiamo portando noi a comportarsi da adulti prima del tempo, non avendo ancora loro, fisiologicamente, gli strumenti e l esperienza per poter decifrare adeguatamente la realtà e saperla affrontare intervenendo con azioni efficaci in una situazione anormale e spaventosa;
– gli adolescenti si fidano degli adulti e percepiscono che nulla di male può accadere avendo ricevuto la loro autorizzazione a vivere quella esperienza (un locale “autorizzato” e l’autorizzazione dei genitori ad andarci);
– nessun adulto a vigilare ( LO RIPETO)
– giovani inseriti in un mondo in cui l’apparire, il filmare, il virtuale li conduce a sentirsi spettatori e a non saper cogliere il confine tra realtà e fantasia, divertimento e pericolo, giusto e sbagliato, anestetizzati emotivamente da un vivere in superficie e nella forma, piuttosto che nella concretezza e nella sostanza
– effetto branco e normalizzazione del rischio: quando si è in tanti non solo c è una percezione della responsabilità molto diluita ( si pensa sempre che debba intervenire qualcun altro), ma inoltre il cervello deduce che “forse non è così grave”, se gli altri non scappano. È il motivo per cui, anche in situazioni critiche, si tende a imitare l’inazione.
Come genitore è cruciale far vedere questi video aberranti ai propri figli e dare spiegazioni e indicazioni di comportamento, formarli continuamente a saper decifrare la realtà, saper distinguerla dal virtuale e dalla fantasia, saperli riportare alla sostanza e non ai like sui social, a saper riconoscere i pericoli insiti in locali e persone a rischio e ad agire di conseguenza.
Ma soprattutto permettere ai nostri figli adolescenti di essere semplicemente adolescenti, con bisogno comunque di guida e confini, e non piccoli adulti indipendenti e “soli”.
*psicologa, psicoterapeuta e criminologa




