Decine i punti vendita senza quotidiani: Assostampa chiede un intervento immediato, mentre dagli edicolanti arriva un appello drammatico


CAMPOBASSO. La mancata distribuzione dei quotidiani in numerosi comuni del Molise non è un semplice disservizio logistico, ma una ferita profonda al diritto all’informazione e alla tenuta sociale delle aree interne. Dopo il cambio nella gestione della distribuzione, entrato in vigore dal 2 gennaio, in molti paesi i giornali non arrivano più nelle edicole, lasciando intere comunità prive dell’accesso alla stampa quotidiana.

A lanciare l’allarme è stata l’Associazione della Stampa del Molise, che ha ricevuto numerose segnalazioni da edicolanti e cittadini. Due anni fa – spiegano – con l’ingresso della Di Canto Spa nel sistema distributivo regionale, erano state riaperte circa quaranta edicole, soprattutto nei piccoli centri, dimostrando che la distribuzione capillare in Molise è possibile. Dal primo gennaio, però, la Di Canto non è più attiva sul territorio regionale per effetto di accordi nazionali e il servizio è passato a un altro operatore, che però non sta garantendo la consegna dei quotidiani.

Secondo Assostampa, la situazione non può essere liquidata come una normale fase di assestamento. Il presidente Giuseppe Di Pietro ha annunciato l’intenzione di investire della questione le istituzioni molisane e la Fieg, chiedendo un monitoraggio immediato e interventi concreti per evitare che il problema diventi strutturale.

A rendere ancora più grave il quadro è la voce degli edicolanti. In un appello pubblico, Martina D’Alessandro, titolare di un’edicola a Salcito, racconta una storia che si ripete: già nel 2015, spiega, la sua attività fu costretta a chiudere a causa di richieste economiche insostenibili da parte del distributore di allora, una vicenda che portò alla scomparsa di 138 edicole in Molise. La riapertura del 2023, resa possibile proprio dalla Di Canto Spa, aveva rappresentato una svolta, dimostrando che la chiusura dei punti vendita non era legata alla presunta crisi dei giornali, ma a scelte distributive precise. Oggi, dal 1° gennaio 2026, la situazione si è ripresentata in tutta la sua drammaticità: scaffali vuoti, espositori inutilizzati, comunità isolate dall’informazione cartacea.

Nel suo appello, D’Alessandro parla apertamente di una nuova “morte delle edicole” e di un diritto negato a migliaia di cittadini, soprattutto anziani, che non hanno alternative digitali e per i quali il giornale rappresenta ancora uno strumento essenziale di conoscenza e partecipazione civile. Una denuncia che chiama in causa non solo gli operatori del settore, ma anche le istituzioni, chiamate a vigilare affinché un servizio che ha una funzione pubblica non venga abbandonato alla sola logica dei numeri.