Il presidente della Fondazione Gimbe, oggi a Termoli, ha puntato il dito sulle difficoltà del sistema sanitario regionale, sulle motivazioni della carenza di medici e sugli strumenti per migliorare i livelli di assistenza
CAMPOBASSO. “Il Molise è un caso unico in Italia: è primo sia per mobilità attiva sanitaria che per mobilità passiva pro capite”.
Un elemento evidenziato dal presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, al convegno che si è svolto nella sede di Termoli dell’Università, promosso da Cgil Molise e Ali, dal titolo ‘Il grande malato. Per una riforma della sanità in Italia. Idee ed iniziative per un nuovo corso’.
Presenti il segretario generale Cgil Molise, Paolo De Socio, l’assessore regionale Michele Iorio, la consigliera regionale del Pd Micaela Fanelli, il sindaco di Chieti, Diego Ferrara, rappresentante di Ali, l’assessora alle Politiche sociali del Comune di Campobasso Bibiana Chierchia, il sindaco di Isernia Piero Castrataro e il presidente della Provincia di Isernia Daniele Saia, il presidente della Provincia di Campobasso, Pino Puchetti.

“Il Molise – ha chiarito Cartabellotta – ha un saldo positivo moderato, circa 26 milioni, ma per ogni cittadino la Regione perde comunque 270-280 euro l’anno. Questo perché attrae pazienti soprattutto grazie al privato accreditato, mentre il pubblico non è competitivo. Allo stesso tempo molti molisani continuano a curarsi fuori regione”.
Quindi i dettagli, relativi al contesto nazionale. “In medicina d’urgenza su mille posti disponibili la metà resta vuota. È così ogni anno. Lo stesso accade in altre specialità fondamentali per il funzionamento degli ospedali, come microbiologia, virologia e medicina di laboratorio, che non sono più attrattive per i giovani, che puntano su discipline spendibili anche nel settore privato. In Molise – il dato locale – le domande per diventare medico di famiglia sono il 67% in meno rispetto ai posti disponibili. Oggi non c’è una carenza strutturale, ma nei prossimi anni è verosimile che si crei, perché sempre meno giovani scelgono questa professione. Il Molise ha pochi medici dipendenti rispetto alla media nazionale, ma costi unitari molto elevati. Probabilmente si è puntato troppo su figure apicali a scapito di quelle operative, con un impatto sull’organizzazione dei servizi”.
Un elemento di riflessione, che si aggiunge a quelli di carattere più generale. “Oggi tutti i cittadini italiani – ha evidenziato il presidente del Gimbe – sono alle prese con grandi problemi della sanità e le principali preoccupazioni, come spesso si vede dalle indagini di popolazione, sono pronto soccorso affollati, liste d’attesa interminabili, medici di famiglia che non si trovano. Sono tutti sintomi di un servizio sanitario che, diciamo, è stato profondamente indebolito negli ultimi quindi anni, da tutti i Governi. Il servizio è stato profondamente definanziato, dove non facciamo riforme da oltre 25 anni e, dopo lo stress del Covid, stiamo sperimentando questa progressiva fuga dei professionisti dal servizio pubblico. Il vero problema è che, nelle regioni piccole, è molto difficile organizzare una rete di servizi dove ci sia tutto per tutti: bisogna puntare molto sul rafforzamento dell’area territoriale, accettare anche di fare reti interregionali su alcune cose, perché le regioni piccole non riescono ad essere sostenibili anche da un punto di vista economico”.
Nel 2024, questo il dato, l’Italia ha speso 43 miliardi in meno rispetto alla media dei Paesi europei per la sanità pubblica. “Nel 2011 – ancora le parole di Cartabellotta – eravamo allineati alla media europea. Poi, a causa di tagli e definanziamenti, la forbice si è aperta progressivamente. Dopo la pandemia siamo arrivati a una differenza di 740 euro pro capite, pari appunto a 43 miliardi. Questa voragine economica non consente di garantire livelli essenziali di assistenza uniformi, in Molise come in Emilia-Romagna. Il rifinanziamento del Fondo sanitario nazionale non può essere spot. Servono aumenti programmati e progressivi, altrimenti è impossibile fare programmazione sanitaria per Stato, Regioni e professionisti”.
“In Molise dobbiamo decidere che cosa vogliamo fare e dire la verità ai cittadini – questo l’intervento del presidente della Provincia di Campobasso Pino Puchetti – Vogliamo sostenere la sanità pubblica o aiutare solo il privato? A livello regionale si è dato sostegno al privato e, piano piano, tutti gli ospedali pubblici sono entrati in sofferenza. Si è cominciato con Larino, poi Agnone, ora tocca a Isernia. Se continuiamo così non avremo più i livelli essenziali di assistenza e saremo cittadini di serie B”.

Tra gli interventi anche quello del sindaco di Isernia, che dal 26 dicembre dorme in tenda, nella sua battaglia a salvaguardia dell’ospedale ‘Veneziale’. Dalla relazione dettagliata di Cartabellotta emerge che il Servizio Sanitario Nazionale è malato, ma curabile – ha detto Piero Castrataro. Condivido la ‘ricetta’ della Fondazione Gimbe per un cambiamento radicale e necessario. Ma serve visione. La politica deve decidere che sanità vuole lasciare alle future generazioni. Servono risorse: con un rifinanziamento pubblico progressivo che metta al centro il personale sanitario. E servono riforme: i piani di rientro e i commissariamenti hanno fallito. Servono riforme strutturali fondate su un nuovo ‘Patto’ politico, sociale e professionale. La politica deve avere il coraggio di mettere l’interesse generale davanti a mille interessi di parte. Il futuro appartiene a tutti noi. Continuerò a lottare insieme agli altri amministratori, perché la sanità pubblica torni ad essere il pilastro della nostra dignità”.
A partecipare al convegno anche il consigliere del M5s Angelo Primiani. “Che tipo di sanità si vuole lasciare ai nostri figli e nipoti? Se si vuole riportare la sanità pubblica sul principio dell’uguaglianza, dell’equità e della parità è necessario destinare i finanziamenti pubblici con una programmazione ben precisa – le parole del consigliere regionale – Ma se la volontà della politica è quella di muoversi verso la privatizzazione, come sta accadendo, che si dica chiaramente ai cittadini. Roberti provi pure a smarcarsi, ma la verità è che sulla sanità è parte in causa. L’emendamento che viene spacciato per aiuto e che invece segna la resa definitiva del Molise porta la firma di Claudio Lotito e di Forza Italia. Non può fingere di non saperlo, né far finta che la responsabilità sia di altri: perché se oggi la sanità molisana è ridotta così, è anche per colpa di una filiera di centrodestra che ha preferito obbedire a Roma invece che difendere i molisani”.




