Cinque ore di confronto hanno portato alla sintesi: tutti d’accordo nel trasformare in azioni concrete il grido d’aiuto lanciato dai cittadini. L’intervento del sindaco: “La tenda è il simbolo della sconfitta della politica, ma è anche una speranza. Quella delle migliaia di persone che domenica scorsa hanno acceso una fiaccola, urlando in silenzio il bisogno di essere curate”


di Deborah Di Vincenzo e Pietro Ranieri

ISERNIA. Il grido di aiuto lanciato dalle migliaia di persone scese in piazza domenica scorsa è stato più forte di qualsiasi divisione politica. E dopo cinque ore di confronto, dall’aula consiliare di Palazzo San Francesco è stato lanciato un messaggio chiaro e condiviso: la sanità pubblica e il Veneziale vanno difesi senza ambiguità.

Riunito in seduta monotematica, il Consiglio comunale di Isernia ha infatti approvato un documento di indirizzo unitario fondato su un percorso di ascolto dal basso, costruito attraverso le segnalazioni del personale sanitario e dei cittadini. Un documento che rappresenta la sintesi di due proposte, una illustrata dal consigliere di Comunità Attiva Alex Paniccia, l’altra dal capogruppo di Fratelli d’Italia Pietro Paolo Di Perna, che ha evidenziato l’importanza di canalizzare e istituzionalizzare le iniziative future. Emersa pure, come sottolineato dal capogruppo di Alleanza per il Futuro Giovancarmine Mancini la necessità di esercitare un controllo sui conti, per evitare lo sperpero di denaro pubblico.

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E allora quella messa nero su bianco è stata una presa d’atto delle criticità reali che incidono ogni giorno sulla qualità dell’assistenza. Al centro del documento c’è la richiesta di rafforzare il personale medico nei reparti più esposti – dal Pronto Soccorso a Pediatria, Ostetricia e Ginecologia, Cardiologia ed Emodinamica, Punto Nascita, Radiodiagnostica, Ortopedia e Oncologia – e di riattivare con urgenza i concorsi a tempo indeterminato, per superare la gestione emergenziale e garantire stabilità ai servizi. Particolare attenzione viene riservata al Pronto Soccorso, che necessita di interventi strutturali, assunzioni stabili e una programmazione coerente con il reale carico di accessi, superando definitivamente soluzioni tampone.

Nel documento il Consiglio sottolinea inoltre che le sole misure economiche di incentivo non sono sufficienti ad attrarre e trattenere i medici se non accompagnate da condizioni organizzative e professionali adeguate. Per questo affida al sindaco Piero Castrataro il mandato di promuovere strumenti di attrattività territoriale e di farsi portavoce, anche in sede di Conferenza dei Sindaci, di un monitoraggio serio ed efficace delle risorse.

E si chiedono risposte ufficiali, tempestive e documentate a Regione, Asrem e Commissari sulla piena operatività del Punto Nascita e dell’Emodinamica nel nuovo Piano Operativo 2026–2028 e interventi urgenti per il Pronto Soccorso. Soluzioni provvisorie non sono considerate risposte adeguate al diritto alla salute. Con questo atto, il Consiglio Comunale ha dunque voluto ribadire un principio fondamentale: le esigenze che emergono dal basso devono tradursi in scelte concrete dall’alto.

Cinque ore di confronto nel corso del quale, prima di arrivare poi alla sintesi, non sono mancate le critiche al sindaco. Motivo del contendere la tenda allestita davanti dal Veneziale, dove Castrataro dorme dal 26 dicembre. Scelta contestata non tanto per la finalità, quanto per la scelta di portare avanti la battaglia senza il coinvolgimento delle opposizioni. Un gesto che è stato letto come politico, come ricerca di un consenso elettorale in vista delle amministrative del 2027. Da più parti è stato chiesto: “Perché proprio adesso?”.

La risposta del primo cittadino non si è fatta attendere e, nel suo intervento, ha ripercorso le tappe che lo hanno portato a quella decisione. “In due anni la situazione è cambiata in peggio – ha ribadito – Ho chiesto l’accesso ai verbali dei tavoli tecnici a Roma, che mi sono stati dati dopo alcuni mesi. In uno di questi si legge che, nonostante le indicazioni ministeriali di tenere aperto al Veneziale sia il Punto Nascita che l’Emodinamica, la proposta dei commissari è stata quella di disattivare Isernia rispetto a Termoli, per le prospettive di crescita previste per la città adriatica. Quello – ha ricordato il sindaco – è stato il primo momento di rottura totale. E da quel momento, in ogni sede, ho ribadito che quei commissari non potevano più fare i commissari.

La seconda rottura con il piano operativo ‘al buio’. In quell’atto c’era scritto nulla. I commissari dovevano fare cose che poi non hanno fatto perché il piano operativo non c’è”. Poi la questione pubblico-privato, altro tema al centro del dibattito. “Se la sanità convenzionata offre prestazioni specialistiche che il pubblico non ha va bene – ha continuato il primo cittadino – perché non c’è competizione. Il problema nasce quando la sanità privata fa quello che dovrebbe fare anche il pubblico. Siamo in un sistema capitalistico ed è giusto che un imprenditore pensi al guadagno, ma il punto è che se la ‘torta’ è la stessa è chiaro che, se il privato prende di più, il pubblico prende di meno. E se quel pubblico da più di 15 anni prende ‘mazzate’ visto che da 1600 posti letto ora ne ha 600 non è più in grado di produrre come prima.

E il problema dei nostri ospedali è proprio questo: non producono più e non hanno più i mezzi per farlo. Puoi investire milioni nei macchinari d’avanguardia – ha aggiunto – ma se non ci sono i medici, non servono a nulla. Questa cosa non è gestibile, è necessaria un’operazione verità. Ben venga che gli Irccs se ne vadano con la contabilità nazionale, ma non possiamo certo deciderlo noi. Sono cose di cui devono occuparsi i parlamentari, compresi i non molisani eletti qui e che dovrebbero preoccuparsi di questo territorio. Perché se il problema non si risolve il Molise non può esistere. E non è una questione di destra o sinistra. Perché se anche la sinistra torna a governare, si ritroverà con lo stesso identico problema. Perché i numeri sono numeri”.

La tenda? “È il simbolo della sconfitta della politica e io lo sapevo dal primo giorno – ha detto poi Castrataro – Abbiamo perso tutti perché così non è possibile andare avanti. Però c’è una speranza, che non sono io, ma quelle migliaia di persone che domenica scorsa hanno acceso una fiaccola, urlando in silenzio il bisogno di essere curati. Qui non siamo nel terzo mondo, siamo persone normali che chiedono un diritto sancito dalla Costituzione: il diritto alla salute. Sono quelle persone che vanno rispettate, non il sindaco che va in tenda e che ha perso, perché ha dovuto fare un gesto che non doveva fare, ma che era l’unica cosa rimasta da fare. Le persone rappresentano la speranza e se la tradiamo, tradiamo il fatto stesso di essere in quest’aula. Ed è inutile poi tornare a chiedere il voto. Si può ricominciare? Sì! Potremmo perdere? Sì, ma almeno dobbiamo avere il coraggio di provarci”.