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L’analisi della Cgia di Mestre relativa al settore privato. Evidenziata la necessità di un passaggio generazionale strutturato


CAMPOBASSO/ISERNIA. In Molise il ricambio generazionale nel mercato del lavoro fatica a decollare, con una forza lavoro tra le più anziane d’Italia. Secondo i dati Inps 2024 elaborati dalla CGIA di Mestre, su 62.559 dipendenti del settore privato ben 21.428 hanno più di 50 anni, pari al 34,3% del totale, con un’età media che sfiora i 43 anni. La situazione varia a livello provinciale: a Isernia il 35,4% dei lavoratori ha più di cinquant’anni, a Campobasso la percentuale scende al 33,8%.

Il  quadro molisano si inserisce in una tendenza più ampia che interessa l’intero Paese. Nel 2024 l’età media dei lavoratori dipendenti del settore privato in Italia ha sfiorato i 42 anni, in aumento di quattro anni rispetto al 2008, quando si attestava poco sotto i 38. Oggi un lavoratore su tre ha più di cinquant’anni. Negli ultimi sedici anni l’invecchiamento della forza lavoro è stato costante e marcato; solo dal 2020 il dato ha mostrato una sostanziale stabilizzazione, senza però invertire la tendenza di fondo.

Le situazioni più critiche si registrano soprattutto in alcune province del Centro-Sud e del Nord-Ovest. Potenza guida la classifica con un’età media di 43,63 anni, seguita da Terni (43,61) e Biella (43,53). All’estremo opposto si collocano Vibo Valentia (40,27), Aosta (40,07) e Bolzano (39,95), dove la forza lavoro risulta relativamente più giovane.

L’invecchiamento della forza lavoro rappresenta un nodo economico particolarmente grave per le piccole imprese, dove la mancanza di ricambio generazionale riduce la capacità produttiva, rende fragili i processi organizzativi e rallenta l’adozione di nuove tecnologie. Il rischio più profondo è la perdita del capitale umano invisibile: competenze, conoscenze operative e relazioni consolidate con clienti e fornitori che non possono essere sostituite facilmente.

Senza un passaggio generazionale strutturato – evidenzia la Cgia – molte aziende rischiano di vedere compromessi in pochi anni risultati costruiti in decenni, con effetti negativi su innovazione, digitalizzazione e competitività, accentuando il divario tra territori più giovani e più anziani.