Macron sostiene la proposta di legge: vietato anche l’uso dello smartphone a scuola dal 2026/27


PARIGI. La Francia accelera verso una regolamentazione senza precedenti sull’uso dei social media da parte dei più giovani. Una proposta di legge presentata da Laure Miller, deputata del partito di centro Ensemble e componente di una commissione parlamentare sugli effetti di TikTok sugli adolescenti, punta a vietare l’accesso ai social network ai minori di 15 anni e a proibire l’uso dello smartphone nelle scuole.

L’iniziativa ha incassato il pieno sostegno del presidente Emmanuel Macron, che ha chiesto una procedura legislativa accelerata con l’obiettivo di rendere operative le nuove regole a partire dall’anno scolastico 2026/2027. Un segnale politico forte, che inserisce la Francia tra i Paesi europei più determinati nel tentativo di arginare l’impatto delle piattaforme digitali sulle nuove generazioni.

A fare da sfondo alla proposta sono i dati diffusi dall’Anses, l’agenzia nazionale per la sicurezza sanitaria: quasi il 90% degli adolescenti francesi utilizza quotidianamente uno smartphone e oltre la metà lo impiega prevalentemente per accedere ai social media, con un tempo di esposizione che può arrivare fino a cinque ore al giorno. Secondo l’agenzia, un uso intensivo delle piattaforme è associato a una riduzione dell’autostima e a una maggiore esposizione a contenuti legati a comportamenti a rischio, compresi autolesionismo e suicidio.

Proprio su queste preoccupazioni si innestano anche alcune cause legali avviate da famiglie francesi contro TikTok, dopo tragedie che hanno coinvolto adolescenti. Un contesto che ha rafforzato il consenso attorno alla proposta, definita da Macron “raccomandata anche dagli scienziati”. Il presidente ha inoltre rivolto un attacco diretto alle grandi aziende tecnologiche: “Il cervello dei nostri figli non è in vendita”.

Il testo trova un sostegno ampio e trasversale in Parlamento, con l’eccezione della sinistra radicale, che giudica il provvedimento insufficiente e parziale. Il dibattito francese si inserisce comunque in una tendenza più ampia, che coinvolge diversi Paesi europei e non solo: dall’Australia al Regno Unito, fino a Italia e Germania, cresce la pressione per fissare limiti d’età più stringenti all’accesso ai social network e ridefinire il rapporto tra minori e piattaforme digitali.