Il giovane di Campobasso si è classificato al secondo posto del Festival Letterario Nazionale LetteralMonte con l’elaborato dedicato ai Misteri di Di Zinno


CAMPOBASSO. C’è un’emozione particolare nel vedere un giovane autore premiato non solo per la scrittura, ma per la capacità di custodire l’anima più profonda della propria città. È ciò che è accaduto a Vincenzo Dimitri Francario, campobassano, secondo classificato al Festival Letterario Nazionale LetteralMonte. Un riconoscimento che va oltre il racconto: celebra il legame tra un ragazzo di oggi e una tradizione che da tre secoli continua a parlare al cuore di chi la vive.

Il concorso, affiancato dall’iniziativa dedicata a Willy Pocino – studioso e narratore delle radici ciociare – nasce proprio con questo scopo: dare voce a chi sa trasformare la memoria in narrazione viva. E Francario lo fa con una delicatezza rara.

Nel suo “Racconto un sogno durato tre secoli”, l’autore ci trasporta nel 1740 accanto a Salvatore Teberino, giovane contadino ignaro di essere testimone di un prodigio. È padre Francesco, parroco di San Leonardo, a condurlo nella bottega del maestro Paolo Saverio Di Zinno, appena rientrato da Napoli. Tra statue che sembrano respirare e silenzi pieni di attesa, Salvatore scopre per la prima volta quegli “oggetti metallici dai rami protesi verso il cielo”, misteriosi e quasi vivi. «Scoprirai tutto nel giorno in cui si festeggia il Corpo di Nostro Signore…», gli sussurra il maestro, sospendendolo tra stupore e destino.

La giuria ha premiato Francario per la sua capacità di intrecciare storia, tradizione e immaginazione in un’unica intensa emozione. Il racconto restituisce l’origine degli Ingegni non come semplice fatto storico, ma come un battito che attraversa i secoli. Attraverso gli occhi curiosi di Salvatore, l’autore celebra la memoria che si tramanda, l’arte che resiste al tempo e la meraviglia che ogni anno si rinnova nelle strade di Campobasso.

Una storia che non appartiene solo al passato, ma a chiunque, ancora oggi, guardando gli Ingegni, senta di far parte di un sogno che non ha mai smesso di camminare.