L’intervento della consigliera delegata: “I dati statistici a cui fa riferimento il sindacato non sono aggiornati ai risultati attuali che invece sono certificati”
CAMPOBASSO. Il Molise e i servizi per l’Infanzia: non si è fatta attendere la replica della consigliera regionale delegata alle Politiche Sociali Stefania Passarelli alla Cgil “con l’intento – spiega – di contribuire a fare chiarezza. Spopolamento e denatalità sono due costanti purtroppo note nella nostra realtà regionale da decenni ma i servizi che possono contribuire ad invertire il trend ormai certificato da decenni dall’Istat non sono in discussione”. Passarelli evidenzia però che i dati statistici ai quali si fa riferimento riguardano l’annualità 2023-2024: dati inevitabilmente ‘datati’ e di conseguenza non aggiornati ai risultati attuali che invece sono certificati.
“Negli ultimi due anni, a partire dall’anno educativo 2024/2025, il numero dei servizi educativi finanziati dalla Regione Molise – afferma – è aumentato del 50%. Solo qualche giorno fa, come è facilmente verificabile sull’albo pretorio della Regione, è stata pubblicata la determina di concessione dei contributi che interessa 55 Comuni, per complessivi 66 servizi, e attiene all’annualità corrente. Quindi, come certificano i dati, la Regione procede spedita e non da oggi: non appena sarà disponibile e vagliata la documentazione attinente alla richieste, sarà erogata l’anticipazione dell’80% del contributo ammesso e si procederà anche con il saldo delle liquidazioni della precedente annualità”.
Poi la questione delle rette. “La loro quantificazione – ricorda la consigliera – è decisione assunta dal Comune nel quale viene erogato il servizio, ente che compartecipa con il 20% a valere sul contributo concesso dalla Regione che valuta progetti e candidature degli stessi presentati dagli Enti locali. Per quanto attiene al problema sollevato circa le liste d’attesa per usufruire dei servizi educativi comunali, invece, come già detto, le richieste di contributo avvengono a seguito di specifico avviso pubblico e probabilmente nella fase programmatoria gli Enti locali potrebbero non tenere in debito conto le richieste per quei servizi, le specificità dei territori, il numero di bambini che potrebbero avere accesso ai servizi stessi.
La Regione non interviene nelle scelte dei Comuni, nelle decisioni attinenti alla tipologia di progetto che si intende presentare per poter avere accesso al contributo, al numero di utenti previsti. Come amministratori siamo ben consapevoli che si tratti di servizi indispensabili, che supportano la crescita dei bambini in contesti educativi e ludici e che, nello stesso tempo, agevolano la ripresa lavorativa delle mamme, favorendo la conciliazione tra professione e famiglia.
Ogni attività in capo alle Politiche Sociali è, per questo specifico settore, collegata alle scelte adoperate dagli Enti Locali, ai quali spetta il compito di programmare i bisogni e tradurli in progettualità da candidare per la richiesta del contributo, iter sui quali – come detto – abbiamo impresso una decisa accelerazione, nella consapevolezza di quanto siano rilevanti questi servizi. E non solo nella prospettiva immediata ma anche e soprattutto in ottica futura: sapere di poter contare su una rete di attività che supporta le famiglie, rappresenta anche un motivo – ribadisce infine Passarelli – per poter scegliere di restare e continuare a vivere nei nostri territori con una qualità della vita che consenta di coniugare famiglia e lavoro, nella certezza di poter contare su servizi erogati con puntualità e capacità economica”.




