Dalla tenda allestita davanti al Veneziale il primo cittadino di Isernia fa suo il grido di allarme lanciato dai colleghi della provincia: “È una battaglia che dobbiamo portare avanti insieme e su cui non arretreremo di un millimetro”


ISERNIA. “Ancora una volta i sindaci e i loro territori vengono ignorati”. Così il primo cittadino di Isernia Piero Castrataro, che – dalla tenda allestita davanti al Veneziale dove dorme dal 26 dicembre in difesa della sanità – è intervenuto in merito al dibattito legato alla riduzione dei servizi di Continuità Assistenziale prevista dal Decreto del Commissario ad acta n.9 del 14 gennaio, che entrerà in vigore dal prossimo 1° aprile. Una riorganizzazione che ha già sollevato la protesta di diversi primi cittadini delle aree interne del Molise e che, anche secondo Castrataro, penalizza pesantemente i territori più fragili.

Castrataro ha espresso “piena condivisione e sostegno” all’allarme lanciato dai sindaci di Cerro al Volturno, Rocchetta al Volturno, Pescolanciano, Carovilli e Agnone, sottolineando come la riduzione dei servizi legati alla guardia medica fosse già stata contestata formalmente in sede di Conferenza dei Sindaci, nell’ambito delle osservazioni al Piano Operativo 2025/2027. Osservazioni, però, rimaste lettera morta.

“Ancora una volta i territori sono stati ignorati – ha dichiarato il sindaco di Isernia – Ancora una volta si tagliano servizi essenziali quando potrebbero essere colpite altre voci di spesa. Su questa battaglia non arretreremo di un millimetro”.

Cuore della protesta, come noto, un modello di riorganizzazione che, per i sindaci, smantella la sanità di prossimità invece di rafforzarla. Il decreto prevede il passaggio da 44 sedi di Continuità Assistenziale a sole 16, con una riduzione del 64% dei presidi sul territorio. Una scelta che colpisce soprattutto le aree interne e montane della provincia di Isernia, dove la guardia medica rappresenta spesso l’unico punto di riferimento sanitario nelle ore notturne e festive.

I primi cittadini hanno parlato apertamente di una decisione “politicamente e democraticamente inaccettabile”, adottata nonostante il parere negativo espresso in modo formale dalla Conferenza dei Sindaci alla presenza di Regione, ASReM e rappresentanti parlamentari.

La concentrazione dei servizi nelle Case della Comunità, la riduzione dei presidi storici e l’applicazione di criteri standardizzati vengono giudicate incompatibili con la realtà molisana, fatta di viabilità fragile, popolazione anziana, comuni isolati e distanze che, soprattutto di notte, possono diventare un ostacolo insormontabile all’accesso alle cure. Senza contare il rischio di un aumento della pressione su 118 e Pronto Soccorso, già in difficoltà.

“Questa è una battaglia per i territori – ha ribadito il sindaco – e va portata avanti insieme”. Una battaglia dunque che non riguarda solo l’organizzazione dei servizi sanitari, ma il futuro stesso delle aree interne, sempre più esposte al rischio di spopolamento e marginalizzazione.